AVISEUR INTERNATIONAL

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CANADA (Québec): Gérald Manning écope de 78 mois de détention pour trafic de cocaïne

gerald-manning-sn1250-jpg.noneICI Radio-Canada – 30 novembre 2015

Au palais de justice de Baie-Comeau, le dirigeant d’un important réseau de trafic de stupéfiants dans Manicouagan, Gérald Manning, est condamné à 78 mois de détention à la suite d’une entente à l’amiable.

L’accusé originaire de Ragueneau a déjà purgé l’équivalent de 26 mois en détention. Il a plaidé coupable à 4 chefs d’accusation pour possession, complot et trafic de cocaïne, ainsi que de recel.

La Couronne a retiré d’autres accusations de voies de fait contre un agent de la paix, possession illégale d’arme à feu et conduite dangereuse. La conjointe de Manning, Jacynthe Roy, qui était sans antécédent judiciaire, a été condamnée à purger 2 ans moins un jour dans la communauté.

D’autres accusés dans l’opération doivent connaître leur sentence durant la journée de lundi. Le coup de filet réalisé en juin 2014 a été précédé d’une longue enquête entreprise en 2012 par la Sûreté du Québec, ponctuée d’écoute électronique et de filature. Le règlement à l’amiable permet d’éviter deux mois de procès.

Un texte de Louis Garneau et de Marlène Joseph-Blais

http://www.sympatico.ca/actualites/nouvelles/regions/est-du-quebec/gerald-manning-ecope-de-78-mois-de-detention-pour-trafic-de-cocaine-1.1613272

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URUGUAY (operación Cauquen): diez procesados y más de 60 kilos de cocaína incautados

Una banda que se dedicaba a ingresar droga a Uruguay fue desbaratada luego de una operación que terminó con 10 procesados y la incautación de armas, autos y cocaína.FOTO

La operación Cauquen desbarató banda que ingresaba droga. Foto: Ministerio del Interio

lun nov 30 2015 14:56

El Ministerio del Interior informó que la operación denominada « Cauquen » logró desbaratar una organización que ingresaba droga a nuestro país por Rivera, desde Paso de los Libres (Argentina) y también a través de Brasil.

Fue el viernes pasado que la Policía detectó un auto por ruta 5, cerca de Canelones, y a una camioneta que circulaba por ruta 36 y tenía matrícula argentina. Ambos vehículos se dirigieron a una chacra sobre la tura 49. Permanecieron allí varios minutos.

Luego, la Policía allanó la chacra e incautó 30 ladrillos de sustancia blanca y dinero. Detuvieron a un hombre de 41 años y a una mujer de 35, ambos uruguayos, que iban en el auto.

Además, se detuvo a los ocupantes de la camioneta: un hombre de 42 años y una mujer de 56, también uruguayos. En un compartimento oculto en al caja de la camioneta llevaban 30 ladrillos de sustancia blanca.

Foto: Ministerio del Interior

La Policía continuó con los allanamientos, hubo más detenciones y en total se incautaron: más de 66 kilos de cocaína, 10 vehículos, siete armas de fuego y dinero en efectivo (546.426 pesos uruguayos, 57.364 dólares y 8.285 pesos argentinos).

El valor estimado de la droga incautada tiene un valor comercial (en Uruguay), estimado en 528.000 dólares, según informa el Ministerio del Interior.

El objetivo de los integrantes de esta organización era dirigirse hacia Los Cerrillos, en Canelones, donde parte de la mercadería sería descargada, continuando hacia Ciudad de la Costa. Luego realizarían la distribución de la droga en distintas zonas del barrio Cerro de Montevideo y Casabó.

Los procesados con prisión fueron en total 10, y además hubo otra persona procesada con prisión domiciliaria. Hubo más detenidos, que quedaron en libertad.

http://www.elpais.com.uy/informacion/diez-procesados-mas-kilos-cocaina.html

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ITALIE (Milano): ‘Ndrangheta, la cosca dei Cristello e il business della cocaina per la supremazia in Brianza: 9 arresti – Repubblica.it Mobile

I carabinieri di Milano hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 9 persone (e 22 decreti di perquisizione) responsabili di traffico di stupefacenti, porto e detenzione di armi, tentato omicidio e lesioni personali. Il provvedimento emesso dal gip di Milano, ha consentito di sgominare « una struttura criminale organizzata, gravitante nell’ambito di una cosca di ‘ndrangheta della Brianza, con base nella province di Milano, Como e Monza ». Gli arrestati sarebbero affiliati alla cosca dei Cristello, in parte già smantellata nelle precedenti operazioni antimafia. Le persone finite in manette oggi erano dedite al traffico di droga a Seregno e Giussano, e a Mariano Comense. Approfittavano del loro cognome, Cristello, per intimorire gli avversari di spaccio e garantirsi il monopolio dello stupefacente in Brianza e nel capoluogo lombardo. La base logistica per il commercio di droga era appunto la casa del defunto Rocco Cristello, capo della locale di Seregno: nella sua abitazione i carabinieri hanno trovato sia cocaina pronta alla vendita, sia delle armi. Altra base logistica era un bar e una sala giochi di Seregno, di proprietà e gestiti da due indagati.

L’attività d’indagine antimafia dei carabinieri di Milano è stata condotta fra aprile 2014 e gennaio 2015, e trae origine da un atto intimidatorio verificatosi a marzo 2014 nei confronti di un socio di una discoteca della zona. Sette i colpi d’arma da fuoco sparati in quell’occasione contro la sua automobile: ai carabinieri fu subito chiaro che il movente era la volontà di prendere con la forza la gestione e il controllo della discoteca. I carabinieri identificarono subito come responsabili e mandatari dell’intimidazione persone che gravitavano attorno alla famiglia Cristello, specialista nel Nord Italia in fatto di smercio e detenzione di cocaina.

Rocco Cristello fu ucciso a colpi di pistola il 27 marzo 2008 davanti alla sua abitazione di Verano Brianza. Il movente è riconducibile, come racconta il boss pentito 39enne Antonino Belnome, arrestato a luglio 2010 a seguito dell’indagine Crimine Infinito che portò in carcere 300 affiliati tra la Calabria e la Lombardia, a contrasti interni tra le cosche Gallace e Novella, attive dalla Brianza all’hinterland milanese. Dall’indagine sfociata oggi nei 9 arresti dei carabinieri è emerso come la famiglia di ‘ndrangheta Cristello, a seguito dei danni economici subiti a causa dei processi a cui alcuni parenti e soci in affari sono stati sottoposti, uno su tutti Crimine Infinito, si stessero nuovamente organizzando per prendere il predominio del territorio attraverso il mercato dello stupefacente. L’associazione criminale è stata in parte smantellata oggi, mentre gli affiliati erano impegnati a tutelare il patrimonio della cosca e a pianificare nuovi redditizi progetti.

Ad oggi sono tre le autovetture sequestrate, del valore di 80mila euro totale, utilizzate per le attività di spaccio. Sono ancora in corso, invece, alcuni accertamenti patrimoniali verso la sala giochi e il bar di Seregno utilizzate come base logistiche, lo Slot Mania e il Caffè del Corso, per capire se le due attività vivessero dei proventi ricavati dal mercato dello stupefacenti. Innumerevoli gli episodi di spaccio e approvvigionamento documentati dalle forze dell’ordine: ciascun affiliato al gruppo criminale aveva il suo preciso ruolo. Il canale di approvvigionamento era di competenza di un pregiudicato brianzolo che riforniva i Cristello di 1 kg di cocaina ogni 15 giorni. La droga proveniva dall’Olanda ed era destinata in particolare alla ‘piazza’ di Seregno e di Desio. Gli affiliati avevano a disposizione delle armi utilizzate, all’occorrenza, per dirimere contrasti personali e imporre la supremazia sul territorio, tanto da aver commesso nel 2014 un tentato omicidio ai danni di Giuseppe Lomaglio e la gambizzazione di un concorrente. In entrambi i casi non c’era stata denuncia e le vittime si erano rifiutate di collaborare con le forze dell’ordine.

Tra i 9 arrestati ci sono vari parenti stretti del boss della ‘ndrangheta Rocco Cristello. La sorella Domenica, 50enne, con il marito e il figlio, Stefano e Matteo Zibra di 48 e 26 anni. Anche altri due nipoti di Cristello sono in manette, figli del fratello Umberto:  Emanuele di 20 anni e Simone di 21. La persona ritenuta il capo dell’organizzazione sgominata è il cugino di Cristello, il 40enne Valeriano Siragusa, i restanti arrestati sono il responsabile per l’approvvigionamento di cocaina Generoso Capasso, di 43 anni, i due 20enni Cristian Lombardo e Dylan Berlingeri, di origini rom. Con i 9 arresti sono state effettuate anche 22 perquisizioni nei confronti di altri 14 soggetti indagati in stato di libertà. La maggior parte dei pregiudicati e con precedenti specifici, tra i reati contestati c’è l’associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, cocaina nello specifico, lesioni personali aggravate, incendio di un’autovettura a scopo intimidatorio. Tre degli arrestati sono stati accusati anche di porto abusivo di armi e munizioni.

Nell’operazione odierna sono stati impiegati 150 carabinieri, le ordinanze sono state emesse dal gip Stefania Donadeo su richiesta della procura della Repubblica, dal procuratore Paolo Storari.

http://m.repubblica.it/mobile/r/locali/milano/cronaca/2015/11/30/news/_ndrangheta_arresti_e_perquisizioni_in_brianza-128465771/

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COLOMBIA: incautan más de tres toneladas de cocaína en las costas del Pacífico colombiano en noviembre | El Comercio

Afficher l'image d'origineAgencia EFE 30 de noviembre de 2015 11:03
Más de tres toneladas y media de cocaína fueron incautados en el mes de noviembre en el departamento de Nariño, fronterizo con Ecuador, informó hoy 30 de noviembre del 2015 la Armada colombiana.
Según informaron las autoridades en un comunicado, en los últimos 30 días fueron hallados por la Armada y la Policía nacional siete cargamentos de estupefacientes, seis de ellos en Nariño. La más reciente incautación se realizó en aguas al sur de la costa del Municipio de Tumaco, donde el buque patrullero de costa ARC Punta Ardita, con apoyo de unidades de Guardacostas del Pacífico, interceptó una embarcación que transportaba un cargamento de estupefacientes, según un comunicado de la Armada. La motonave estaba tripulada por cuatro sujetos, todos de nacionalidad colombiana, quienes tenían en su poder quince bultos cargados de cocaína. El material incautado fue transportado hasta la Estación de Guardacostas de Tumaco, mientras que los capturados fueron puestos a disposición de las autoridades competentes para su judicialización por el delito de porte y tráfico de sustancias estupefacientes. En lo corrido del año unidades de la Fuerza Naval del Pacífico han incautado más de 51 toneladas de cocaína en esta región del país.

http://www.elcomercio.com/actualidad/incautan-toneladas-cocaina-pacifico-colombia.html

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DEA (The United States of El Chapo): DEA’s cartel map of America shows the fugitive drug lord dominates almost the whole of the US  | Daily Mail Online

Fugitive Mexican drug lord El Chapo’s sprawling empire commands most of the illicit drugs trade in the United States, a new DEA report shows.

The drugs kingpin’s Sinaloa cartel controls swathes of the US, with his organization only facing real competition in New Mexico, southern Texas and a handful of cities in the north west of the country.

The findings were released by the Drug Enforcement Administration (DEA) in an unclassified report showing the influence of Mexican drug cartels north of the border.

Scroll down for video

This graphic drawn up by the DEA shows where El Chapo's criminal gang, the Sinaloa Cartel, has the most power, in dark and pale yellow. The darker the yellow, the more influence the gang has. However, it is still the most influential gang even in the pale yellow areas

This graphic drawn up by the DEA shows where El Chapo’s criminal gang, the Sinaloa Cartel, has the most power, in dark and pale yellow. The darker the yellow, the more influence the gang has. However, it is still the most influential gang even in the pale yellow areas

Fugitive Mexican drug lord El Chapo's sprawling empire commands most of the illicit drugs trade in the United States

Joaquín 'El Chapo' Guzmán escaped from prison in Mexico in July and has been on the run since

Fugitive Mexican drug lord El Chapo (pictured in 2014, left and right) whose sprawling empire commands most of the illicit drugs trade in the United States

Joaquín ‘El Chapo’ Guzmán escaped from prison in Mexico in July and has been on the run since.

Meanwhile his Sinaloa cartel has continued to operate – as it did when he was behind bars – trafficking heroin, methamphetamine, cocaine, and marijuana across the border on an industrial scale and flogging it to dealers.

The first graphic drawn up by the DEA (see above) shows where El Chapo’s criminal gang has the most power, in yellow. Dark yellow denotes the areas where it has the most influence. Pale yellow denotes the least – although Sinaloa still has more influence than any other cartel in these areas.

The dark yellow seems to cover most of the east of the US as well as patches on the west coast and in Hawaii.

The pale yellow covers most of central and west US.

The circular discs on Figure 1 below show urban areas, and which cartels wield the most power there, with El Chapo’s organization again having strongholds across the US – even in Alaska, thousands of miles from Mexico.

The circular discs show urban areas which cartels wield the most power there, with El Chapo's organization (yellow) again having strongholds across the US

The circular discs show urban areas which cartels wield the most power there, with El Chapo’s organization (yellow) again having strongholds across the US

El Chapo's (pictured in 2000) cartel trafficks heroin, methamphetamine, cocaine, and marijuana across the border on an industrial scale

The DEA report states that El Chapo's group 'maintains the most significant presence in the United States'

 El Chapo’s (pictured in 2000) cartel trafficks heroin, methamphetamine, cocaine, and marijuana across the border on an industrial scale
El Chapo's escape from a Mexican maximum security prison through a mile-long tunnel started in his cell

Wanted: El Chapo

El Chapo’s escape from a Mexican maximum security prison through a mile-long tunnel started in his cell.

The report states that El Chapo’s group ‘maintains the most significant presence in the United States’.

It continues: ‘Mexican TCOs pose the greatest criminal drug threat to the United States; no other group is currently positioned to challenge them.

‘These Mexican poly-drug organizations traffic heroin, methamphetamine, cocaine, and marijuana throughout the United States, using established transportation routes and distribution networks.

‘They control drug trafficking across the southwest border and are moving to expand their share, particularly in the heroin and methamphetamine markets.’

A third map (Figure 3, below) shows the where the most heroin-related deaths occur in the United States, with darker shaded states meaning more deaths. Ohio appears to have the most.

Higher numbers of deaths related to heroin appear to take place in states where cartels have the greatest influence over the population, such as in the north west, California and Texas.

A third map (Figure 3, below) shows the where the most heroin-related deaths occur in the United States, with darker shaded states meaning more deaths

A third map (Figure 3, below) shows the where the most heroin-related deaths occur in the United States, with darker shaded states meaning more deaths

 The drug lord prized open a 20x20 inch grill in the shower floor (pictured), and climbed down a 32ft shaft into a complex tunnel system

The drug lord prized open a 20×20 inch grill in the shower floor (pictured), and climbed down a 32ft shaft into a complex tunnel system

Escape route: The tunnel through which Mexican drug lord Joaquin 'El Chapo' Guzman fled in July after his accomplices worked for months to set him free

Escape route: The tunnel through which Mexican drug lord Joaquin ‘El Chapo’ Guzman fled in July after his accomplices worked for months to set him free

The tunnel emerged miles away outside the jail's grounds, allowing him to escape before the authorities - or at least ones that were not in his side - knew he had disappeared

The tunnel emerged miles away outside the jail’s grounds, allowing him to escape before the authorities – or at least ones that were not in his side – knew he had disappeared

El Chapo’s escape from a Mexican maximum security prison through a mile-long tunnel started in his cell.

The drug lord prized open a 20×20 inch (50x50cm) grill in the shower floor, and climbed down a 32ft shaft into a complex tunnel system.

Mexican officials estimated that it took his henchmen a total of 352 days – with four miners working eight to 10 hour shifts – all right under the feet of the guards to complete the tunnel.

The escape was a major embarrassment for Mexican President Enrique Pena Nieto.

Many believe that El Chapo had help from inside the jail with his escape.

After his previous escape from jail in 2001, dozens of prison workers, including the warden, were prosecuted.

In October, six people accused of helping him flee jail were arrested, according to Mexico’s Attorney General.

Among those in custody were El Chapo’s brother-in-law, who police say oversaw the construction of the mile-long tunnel under the jail, and one of the kingpin’s lawyers accused of devising the escape plot.

Other suspects arrested included person who negotiated the purchase of the plot of land where the tunnel emerged, and two airplane pilots.

Argentina said earlier this month that there was no truth to a tip that the fugitive Mexican drug boss was in hiding along its border with Chile after a mystery call put the country’s forces on high alert.

President Cristina Fernandez’s government revealed it had received information that Guzman, the world’s most wanted drug trafficker, had sought to cross the Chilean/Argentine in Patagonia.

‘We tracked down the call, found who made it,’ Security Secretary Sergio Berni told radio station La Red.

After interrogating him, a judge found there was no truth to the caller’s information.

http://www.dailymail.co.uk/news/article-3338976/The-cartel-map-America-DEA-reveals-drug-lords-command-states-fugitive-El-Chapo-s-sprawling-empire-dominates-US.html

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FRANCE (Narbonne): 30 mois ferme pour le transport de cannabis

Le prévenu avait caché les stupéfiants dans la roue de secours. Mais la forte odeur dans l'habitacle l'a trahi.Le 30 novembre par Frédéric Ferrières
Le prévenu avait caché les stupéfiants dans la roue de secours. Mais la forte odeur dans l’habitacle l’a trahi.
PHOTO/Archives L’Indépendant

Le passé judiciaire a fait pencher la balance en la défaveur du prévenu défavorablement connu.

Qui est le commanditaire de ce transport de stupéfiants ? Cette question est systématiquement posée au prévenu lors des audiences correctionnelles, mais trouve rarement de réponse. Ce cas de figure s’est reproduit, vendredi dernier, lorsque Simon, un trentenaire, a été présenté à ses juges dans le cadre de la comparution immédiate.

http://www.lindependant.fr/2015/11/30/30-mois-ferme-pour-le-transport-de-cannabis,2121322.php

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Etats-Unis: l’héroïne, nouveau front de la lutte antidrogue | Courrier international

heroine_krauzeDe Newton (New Hampshire) – Quand Courtney Griffin prenait de l’héroïne, elle mentait, disparaissait de chez elle et volait de l’argent à ses parents pour satisfaire une addiction qui lui coûtait 400 dollars [375 euros] par jour. Sa famille payait ses dettes, n’a jamais porté plainte et a gardé le secret sur sa toxicomanie jusqu’à ce que la jeune fille succombe à une overdose l’année dernière. Lors de ses funérailles, ses parents ont décidé de rendre publique la réalité : leur fille, belle et brillante, qui avait tout juste 20 ans, qui jouait du cor au lycée et rêvait de vivre à Hawaii, avait été renvoyée du corps des Marines pour usage de drogue. Elle a fini par faire une overdose au […]

Katharine Q. Seelye

http://www.courrierinternational.com/article/etats-unis-lheroine-nouveau-front-de-la-lutte-antidrogue

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DOUANE FRANÇAISE (DNRED): la grogne des douaniers après la mort d’un collègue, tué lors d’une opération (article préfacé par Marc Fievet)

DOUANELes moyens qu’avaient mis à l’époque le ministre du budget Michel Charasse  n’ont cessé de diminuer depuis son départ de Bercy et les DG « poules mouillées *» qui ont succédé à Jean Dominique Comolli à la tête de la Douane française  n’ont su que faire passer la pilule de l’austérité auprès des gabelous.
L’un des plus performants pour sabrer la douane fut sans aucun doute Francois Auvigne, cet inspecteur des finances, qui bien que ne connaissant pas la douane française en devint quelques temps son DG. Pour les autres…de l’inconsistant Jean Luc Viala en passant par le lobbyiste Pierre Mathieu Duhamel (DG, LVMH puis directeur du budget!), l’énarque François Mongin qui malgré le fait qu’il était le boss aussi de TRACFIN a souffert de cécité absolue en devenant Inspecteur général d’ HSBC, la banque qui aimait tant « baiser » le fisc français jusqu’à Jérôme Fournel, certes très opérationnel dans les inaugurations de galeries d’art et sublimant dans ses contacts avec le monde du luxe, mais qui n’aura pas non plus fait en sorte que la douane soit dotée des budgets indispensables pour atteindre les résultats que l’on est en droit d’attendre de ce service régalien en matière de lutte contre la narcotrafic.

Aujourd’hui, certes la Douane enregistre chaque année des progressions spectaculaires de saisies en matière de stups, mais … qui ne sont en réalité que la conséquente directe de l’explosion de l’ampleur du trafic.

Alors oui, Héléne Crocquevielle, « Il a, lui aussi, été une victime du terrorisme »  mais aussi des politiques menées par vos prédécesseurs sur ordres des ministres du budget.

Marc Fievet – NS 55 DNRED

* à la soumission totale aux volontés politiques au détriment de l’efficacité du service.

———————-

Gaël Vaillant, envoyé spécial à Marseille (Bouches-Du-Rhône)

Lunettes noires, brassards orange, la boule au ventre, une foule compacte de plus de 500 douaniers a assisté avant-hier, à Marseille, aux obsèques de Pascal Robinson, leur collègue tué lundi dernier d’une balle dans la tête par un présumé trafiquant d’armes lors d’une opération de routine. La cérémonie, présidée par le secrétaire d’État au Budget, Christian Eckert, chargé des douanes, avait lieu en même temps que l’hommage aux victimes des attentats de Paris. « Il a, lui aussi, été une victime du terrorisme », justifie Hélène Crocquevieille, directrice générale des douanes.La grogne des douaniers après la mort d'un collègue, tué lors d'une opération© Maxppp La grogne des douaniers après la mort d’un collègue, tué lors d’une opération
« Nos petites voitures tremblent au-delà des 170 km/h »
A voir ses états de service, Pascal Robinson, décoré de la Légion d’honneur à titre posthume, était un agent exceptionnel, à la tête d’une des équipes marseillaises de la Direction nationale du renseignement et des enquêtes douanières (DNRED), l’élite de la profession. Parti du bas de l’échelle, il a « enchaîné les résultats remarquables et remarqués », selon Christian Eckert. Surtout, « Pascal personnifiait la douane », comme l’explique un de ses collègues. Débrouillard, modeste, sportif accompli, il enchaînait les journées de travail de 24 heures. « Il n’était pas un cow-boy. Il était précis, organisé et déterminé. Il tenait avant tout à la sécurité de son équipe », raconte son frère, Emmanuel Robinson. « En ce maudit lundi 23 novembre, il a payé de sa vie pour nous sauver », lance, entre deux sanglots, sa coéquipière chargée de lui rendre hommage pendant les obsèques.Ce parcours de héros de l’ombre démontre aussi les conditions de travail compliquées d’une profession méconnue. Pour combler le manque d’effectifs, de matériel ou d’appui administratif, Pascal Robinson bricolait sans cesse, faisait avec les moyens du bord. « Ainsi, à la veille d’une intervention, mon frère a dû fabriquer un bélier avec l’aide de notre père. C’était artisanal, de la bricole du dimanche, mais cela a permis de défoncer une porte », se souvient Emmanuel Robinson.Pour Vincent Thomazo, du syndicat Unsa-Douanes, l’exemple des « go fast », ces trafiquants qui remontent des chargements de drogue à 250 km/h de l’Espagne à la région parisienne, est le plus parlant : « Ils ont des 4 x 4 avec pare-buffle et le passager est équipé d’un fusil d’assaut quand nous n’avons que nos petites voitures qui tremblent au-delà des 170 km/h. » Un douanier, qui avait « boosté » sa moto personnelle avec l’aide d’un ami garagiste, se souvient avoir réussi à rattraper un go fast sur l’autoroute. « Mais quand ils ont sorti une kalach, qu’est-ce que je pouvais faire? On n’est pas des James Bond. »Pascal Robinson a lui aussi « hurlé » contre une voiture d’intervention pas assez puissante pour suivre les grosses cylindrées des trafiquants. Lui aussi, il a fini par utiliser son propre téléobjectif afin d’obtenir de meilleurs clichés. « La débrouille à tous les niveaux, cela permet d’avoir une certaine souplesse, d’aller plus vite dans les enquêtes », note son frère qui ajoute aussitôt : « Mais, pour Pascal, son métier et sa vie privée ne faisaient qu’un. » Sophie, sa compagne, est également douanière.« Les douaniers sont un peu les oubliés de la République », déplore encore Emmanuel Robinson. Pour preuve, c’est l’un des services qui a le plus souffert de la règle de non-remplacement d’un fonctionnaire sur deux, instaurée en 2007.

« On perd un douanier par jour depuis dix ans »

« On perd un douanier par jour depuis dix ans. Les services sont complètement exsangues », s’emporte Vincent Thomazo, qui évoque « une profession en souffrance ». « On prend sur soi. C’est vrai que nous partons le lundi matin au boulot et, à cause d’une filature qui nous mène jusqu’en Espagne, nous ne revoyons notre femme et nos enfants que le jeudi soir. Mais c’est notre devoir », explique un agent. « C’est une profession muette, admirable car elle fait passer le service de la France avant ses préoccupations existentielles », commente le frère de la victime.

En ces temps d’état d’urgence, la douane est pourtant en première ligne contre le trafic d’armes de guerre qui alimente petite délinquance, grand banditisme et réseaux terroristes. « La mort de Pascal rappelle le rôle essentiel que les douaniers jouent pour la sécurité du territoire. Dieu sait dans quelles mains auraient fini les armes de ce trafiquant qui a assassiné mon frère », a lancé Emmanuel Robinson avant-hier devant le cercueil de son frère. Avant d’interpeller Christian Eckert : « Je sais que les moyens ne font pas tout, mais dans les arbitrages que vous ferez pour le prochain projet de loi de finances, en souvenir de mon frère et pour tous ses collègues, ne faites pas des douanes françaises le parent pauvre de la sécurité française. » Après son discours, nombre d’agents, soumis au devoir de réserve, l’ont discrètement remercié pour cette critique publique.

http://www.msn.com/fr-fr/actualite/france/la-grogne-des-douaniers-apr%C3%A8s-la-mort-dun-coll%C3%A8gue-tu%C3%A9-lors-dune-op%C3%A9ration/ar-AAfN2wd?li=AAaCFan&ocid=SL5MDHP

Source : DOUANE FRANÇAISE (DNRED): la grogne des douaniers après la mort d’un collègue, tué lors d’une opération (article

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DROGUE: Héroïne, drogue, rush, coma

Une drogue à très forte dépendance connue sous le nom de « fromage d’héroïne » est un mélange de goudron noir d’héroïne mexicaine (appelée « goudron noir » en raison de sa couleur) et d’un médicament contre le rhume, qu’on se procure sans ordonnance, comme le Tylenol PM.

La drogue ne coûte que quelques dollars la dose et des enfants rendus accros au fromage d’héroïne, dès l’âge de 9 ans, ont été dépêchés vers les salles d’urgence des hôpitaux pour sevrage de l’héroïne.

La combinaison de ces deux drogues peut provoquer des dysfonctionnements des fonctions vitales du corps, comme un ralentissement de la respiration et des battements cardiaques qui peuvent entraîner la mort. Depuis 2004, le fromage d’héroïne est responsable d’au moins quarante morts dans le nord du Texas, selon les autorités locales.

Ce que les dealers vous diront

Lorsque des adolescents ont été interrogés pour savoir la raison de leur première prise de drogue, 55 % ont répondu qu’ils l’avaient fait suite à des pressions de leurs amis. Ils voulaient être cool et populaires. Les dealers le savent.

Ils vont vous approcher comme un ami et vous proposer de vous « aider » avec quelque chose qui « va vous remonter ». La drogue vous « aidera à entrer dans le moule » ou « à avoir l’air cool ».

Les dealers, motivés par le profit, diront n’importe quoi pour que vous achetiez leurs drogues. Ils vous diront que l’héroïne vous protège contre l’anxiété ou que « l’héroïne sera ta meilleure défonce ».

Ils se fichent pas mal de savoir si les drogues détruisent votre vie du moment qu’ils sont payés. Ils ne se soucient que de l’argent. D’anciens dealers ont admis qu’ils considéraient leurs acheteurs comme des « pions sur un échiquier ».

Obtenez les faits sur la drogue. Prenez vos propres décisions.

lire

http://fr.drugfreeworld.org/drugfacts/heroin/the-destructive-effects-of-heroin.html

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NEDERLAND (Rotterdam): Douane vindt 300 kilo cocaïne tussen bevroren kip | NOS

Vr 13 november, 16:17

De twaalf tassen met cocaïne Openbaar Ministerie

De Douane heeft in Rotterdam 300 kilo cocaïne gevonden tussen een lading bevroren kip. Er is verder niemand gearresteerd.

De drugs zaten in twaalf sporttassen verstopt tussen de kip in een container uit Brazilië. De cocaïne heeft een straatwaarde van ruim tien miljoen euro. De lading drugs is onmiddellijk vernietigd.

Het HARCteam, een samenwerkingsverband van Douane, Zeehavenpolitie en Fiod, onderzoekt wie er achter de smokkel zitten.

http://nos.nl/artikel/2068864-douane-vindt-300-kilo-cocaine-tussen-bevroren-kip.html

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FRANCE (Canteleu): ils vendaient de l’héroïne en pleine rue – paris-normandie.fr

Drogue. Un majeur et un mineur ont été interpellés lundi soir sur place en plein «travail».

À Canteleu, ils vendaient de l’héroïne en pleine rue
150 g d’héroïne et 15 grammes de cocaïne ont été saisis (photo B. Maslard)

Suite à des informations faisant état d’un trafic de stupéfiants à Bapeaume-lès-Rouen, près du City Stade, des policiers de la Brigade anticriminalité se mettent « en planque » un peu avant 18 heures. Ils observent ainsi les allées et venues de personnes auprès d’une Volkswagen Golf stationnée rue du canal près de laquelle se trouvent deux individus. Plutôt que de les interpeller tout de suite, les policiers préfèrent s’intéresser aux clients. Deux hommes, originaires de Saint-Valery-en-Caux et âgés de 27 et 35 ans, avaient une vingtaine de grammes d’héroïne dans leur Renault Clio et deux Dieppois, de 35 et 36 ans, 5 grammes qu’ils avaient acheté 80 euros. Deux derniers acheteurs, âgés de 20 et 22 ans vivant à Freulleville, près de Dieppe, et à Saint-Martin-la-Campagne, possédaient avec un gramme. Tous ont confirmé s’être fournis auprès des deux suspects. Ils seront convoqués ultérieurement devant le tribunal. Vers 19 heures, les policiers se sont ensuite tournés vers le duo remonté dans la Golf. A leur vue, le plus jeune, qui avait ôté ses chaussures, a pris la fuite à pied, en chaussette. Rattrapé, ce Cantilien de 17 ans a tenté de porter des coups mais a été rapidement maîtrisé. Son collègue, un Rouennais de 32 ans déjà connu des services de police, a lui aussi été interpellé. Dans leur fuite, ils avaient jeté une boîte contenant 150 grammes d’héroïne et 15 grammes de cocaïne. En perquisition au domicile du plus âgé, un couteau et une balance de précision ont été découverts. Le mineur, chez les parents duquel rien n’a été découvert, « n’avait pas trop l’air de savoir pourquoi il était là » en compagnie du Rouennais, a indiqué la police.

http://www.paris-normandie.fr/detail_article/articles/4551580/a-canteleu-ils-vendaient-de-l-heroine-en-pleine-rue#.VlrnXnbjI0M

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FRANCE: il stockait héroïne et portables en cellule

Serge LE LUYER.

Le tribunal correctionnel a condamné, hier, un homme de 32 ans, incarcéré à Vezin, à un an de prison supplémentaire.

Le bruit courait depuis des semaines au centre pénitentiaire de Vezin. Erwann Vattier, condamné à une lourde peine en 2011 pour une affaire de stupéfiants, était suspecté d’introduire, via le parloir, de l’héroïne et des téléphones portables en détention. Le parquet a d’ailleurs précisé que « détenir ces produits dans la maison d’arrêt, c’est être le roi de la prison ».

Le 31 août, une fouille surprise permet de découvrir 37 g de cannabis, 38 g d’héroïne et plusieurs portables dans la cellule du toxicomane. La drogue était tout simplement posée sur la table. Le 15 septembre, quand les surveillants viennent chercher le détenu, qui doit être entendu par les enquêteurs, un téléphone portable tombe sur le sol de la cellule. Deux ballots et 20 g d’héroïne sont retrouvés.

Aucune enquête sérieuse

« Je faisais la mule, ce n’était pas à moi, explique le détenu sans convaincre. Je devais les conserver et les donner quand quelqu’un viendrait me les demander. » Le nom du destinataire reste un secret par « peur des représailles ».

Erwann Vattier en est quitte pour un séjour au mitard, le quartier disciplinaire. Et des poursuites pénales sont engagées contre lui.

Le procureur goûte peu la plaisanterie et requiert dix-huit mois de prison ferme contre le détenu, qui a déjà vu toutes ses remises de peine s’envoler à la suite de ces affaires.

« En situation de manque »

La défense, assurée par Me Pierre-Yves Launay, affirme que son client « n’est pas le principal acteur du trafic ». L’avocat déplore aussi qu’aucune enquête sérieuse n’ait été déclenchée après la première saisie. « Et puis, il était en situation de manque », poursuit le défenseur; en évoquant l’ombre de la mafia albanaise.

Le tribunal condamne le jeune homme à un an de prison supplémentaire et lui conseille de mieux se tenir en détention, « pour son plus grand bien ».

http://www.ouest-france.fr/bretagne/rennes-35000/il-stockait-heroine-et-portables-en-cellule-3876240

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FRANCE (Valence): découverte de sept kilos d’héroïne

Par Florence Beaudet, France Bleu Drôme-Ardèche vendredi 27 novembre 2015 à 18:05

L'héroïne découverte à Valence
L’héroïne découverte à Valence – Police Nationale

Sept kilos de cocaïne ont été découverts dimanche dans un bâtiment désaffecté, près du quartier Fontbarlettes, à Valence, dans la Drôme. Cette saisie de drogue représente une valeur marchande de 350.000 euros.

C’est une importante saisie effectuée par les policiers dimanche dernier, le 22 novembre. Ils ont découvert l’héroïne dans un bâtiment qui tombe en ruine à la périphérie du quartier Fontbarlettes de Valence. Aucune trace des dealers. Mais c’est un coup d’arrêt au trafic. Les sept kilos de drogue représentent une valeur à la revente estimée à 350.000 euros.

Pourquoi la drogue était-elle cachée là ? Toutes les pistes sont explorées. Y compris celle des trafiquants qui auraient pris peur suite à la multiplication des perquisitions administratives depuis l’état d’urgence et qui auraient trouvé là une cachette qu’ils pensaient plus sûre.

https://www.francebleu.fr/infos/faits-divers-justice/valence-decouverte-de-sept-kilos-d-heroine-1448643948

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COSTA RICA: 14 barcos detenidos con cocaína recibían combustible subsidiado

29/11/2015 12:00 am

El 30 de junio de 2014 se encontraron 2.304 kilos en el barco Goliat I, el mayor decomiso en últimos dos años. | ARCHIVOEl 30 de junio de 2014 se encontraron 2.304 kilos en elbarcoGoliat I, elmayordecomiso en últimos dos años. | ARCHIVO
Un total de 14 barcos que recibían combustible a un precio preferencial del Estado, fueron sorprendidos con cocaína entre el 2014 y lo que va de este año.

Según un informe del Servicio Nacional de Guardacostas (SNG), de las 18 naves pesqueras detenidas con droga en ese periodo, 14 obtenían exoneración en diésel por parte del Instituto Costarricense de Pesca y Acuicultura (Incopesca).

Todas esas esas embarcaciones transportaban más de media tonelada de cocaína cuando fueron detenidas.

La nave con mayor cantidad de droga confiscado fue uno llamada el Goliat I, detenida en junio de 2014 con 2.304 kilos de coca en aguas internacionales del Pacífico sur.

Los lugares donde se realizaron las detenciones corresponden, principalmente, a esa zona del Pacífico, en sitios como cabo Matapalo y punta Burica.

El director de Guardacostas, Martín Arias, comentó que en la mayoría de casos es droga traída por lanchas rápidas, procedentes de Colombia, que se encuentran con el barco pesquero en altamar, esconden la mercancía en el país y, luego, la envían a Guatemala o México.

“No es tanto lo que que ganan al andar combustible subsidiado si se compara con el dinero que reciben por un cargamento de una tonelada de droga. Ese combustible no es nada, pero les sirve de mampara; es una máscara”, expresó Arias.

Cada litro de diésel exonerado es vendido en ¢228 por la Refinadora Costarricense de Petróleo (Recope). A una persona sin ese beneficio, el litro le cuesta actualmente ¢449 (¢221 más).

Guardacostas añadió que en ese periodo también se detuvo a un barco por pesca ilegal, el cual también recibía subsidio.

infografia

Suspensiones. Edwin Salazar, jefe de Protección y Registro de Incopesca, dijo que esas embarcaciones ya tienen suspendidos el subsidio y la licencia de pesca.

Todos los casos están en proceso de investigación judicial y administrativo, para ver si procede cobrarles el monto exonerado.

Salazar consideró que la cifra de barcos detenidos con droga es muy poca en comparación con las 1.861 naves que en total reciben combustible con subsidio.

“Eso no significa que uno apruebe o vea de forma poco relevante estos acontecimientos, pero es injusto que se señale todo el sector pesquero. Hay gente que tiene muchas necesidades y ese combustible más barato lo necesitan”, enfatizó Salazar.

El director de Guardacostas dijo que este problema podría tener solución si fuera obligatorio que las embarcaciones pesqueras semiindustriales usen un sistema de rastreo satelital.

“Eso lo hemos propuesto a Incopesca, pero siempre encontramos peros”, aseveró Arias

No obstante, sobre esa alternativa, Salazar manifestó que preparan un decreto para obligar el uso de esos mecanismos, a partir del 2017.

http://www.nacion.com/m/sucesos/narcotrafico/detenidos-cocaina-recibian-combustible-subsidiado_0_1527247311.html

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NARCOTRAFICO (cocaina): «Galicia continúa siendo un sitio importante de entrada de droga»

El teniente fiscal gallego señala que «la cocaína y las nuevas sustancias parecen que han sustituido a la heroína»

José Ramón Piñol
José Ramón Piñol – EFE
ABC.ES@abcengaliciaSantiago – 28/11/2015 a las 11:25:13h. – Act. a las 11:27:10h.Guardado en: Galicia

Aunque la situación no tiene nada que ver con la de hace veinticinco años, el teniente fiscal de la Fiscalía Superior de Galicia advirtió ayer que «Galicia sigue siendo un sitio importante de entrada» de la droga en Europa, aunque ya «no es tan exclusivo como antes» dado que también se da esta situación en el sur de la Península Ibérica. Así lo indicó José Ramón Piñol en unas jornadas en la Facultad de Derechos de la Universidad de La Coruña al cumplirse un cuarto de siglo de la «operación Nécora», primer gran golpe al narcotráfico en las Rías Baixas.

«Fue un hito en el desarrollo de la lucha contra la drogadicción, la primera operación intensa contra las grandes redes y dirigida a la cabeza y no a los pies de las organizaciones. Fue una situación memorable», declaró Piñol. Subrayó que su relevancia radicó en que llegó cuando «parecía que el narcotráfico era algo contra lo que no se podía hacer nada y demostró que se podía actuar, desarrollar todo el aparato del Estado y conseguir resultados eficaces». Con respecto a principios de la década de los noventa, el teniente fiscal considera que «la cooperación internacional ha aumentado», aunque las bandas «siguen teniendo unas redes importantes y obtienen grandes ventajas», puesto que «saben adaptarse a las nuevas situaciones».

Cocaína por heroína

También «han variado los consumos», precisó según recoge Efe, pues «la cocaína y las nuevas sustancias parecen que han sustituido a la heroína». En cualquier caso, recordó que el problema sigue siendo muy preocupante.

Bajo el título «Estrategias político-criminales y actuaciones judiciales en materia de tráfico de drogas:pasado, presente y futuro», Piñol disertó sobre estas cuestiones en una sesión organizada por la Fundación Internacional Baltasar Garzón, cuya vicepresidenta, Carmen Durán, reclamó que las leyes se adapten a las demandas de la sociedad actual. Para Durán, la «operación Nécora» supuso «una esperanza para las familias». En la inauguración de las jornadas, rememoró el ambiente de «una época durísima y de miedo. Aún no se gritó todo lo que pasó entonces», manifestó.

 

http://m.abc.es/espana/galicia/abci-galicia-continua-siendo-sitio-importante-entrada-droga-201511281125_noticia.html?ref_m2w=

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U.K: un Néerlandais coupable de trafic de drogue massif par ambulances

Un Néerlandais coupable de trafic de drogue massif par ambulances

Un Néerlandais a été reconnu coupable devant un tribunal britannique vendredi pour avoir trafiqué l’équivalent de 2,3 milliards d’euros de drogues. Il avait dans ce but effectué de multiples convoyages en fausse ambulance jusqu’au Royaume-Uni.

Avec ces complices, Leonardus Bijlsma s’était déguisé en ambulancier. Il avait même fait monter à bord de faux malades avec des béquilles pour tromper la vigilance des douaniers lors d’au moins 45 voyages en quatorze mois.

Une de ces fausses ambulances contenait à elle seule 193 kilos de cocaïne, 74 kilos d’héroïne, 60’000 pilules d’ecstasy. Lors du procès, le procureur a indiqué que la police néerlandaise, alertée par leurs collègues britanniques, avait découvert toute « une flotte » de véhicules similaires dans un dépôt aux Pays-Bas.

« La quantité de drogues dures est absolument astronomique », a ajouté le procureur.

« Criminels très frustrés »
Les policiers ont estimé qu’il y en avait pour 600 millions d’euros au total, avec un prix de revente ensuite quatre fois supérieur. « Il y aura quelques criminels de haut rang très frustrés qui, vu la taille des commandes passées, ont dû perdre beaucoup d’argent », a commenté Rob Lewin, spécialiste de la lutte anti-drogue à la National Crime Agency.

Deux autres Néerlandais avaient déjà plaidé coupable dans cette affaire, alors qu’un quatrième homme a été blanchi. Les condamnations seront prononcées le 7 décembre devant le tribunal de Birmingham.

(ats / 28.11.2015 00h44)

http://www.romandie.com/news/Un-Neerlandais-coupable-de-trafic-de-drogue-massif-par-ambulances/653406.rom

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ITALIA: caccia ai «terroristi», ma nella rete finiscono 8 kg di cocaina – Giornale di Brescia

I controlli sono potenziati alla ricerca di eventuali terroristi, ma in manette ci finiscono quattro spacciatori nordafricani: durante un controllo lungo la Tangenziale Sud della città i Carabinieri, insospettiti da un’automobile con targa belga e con a bordo due nordafricani l’hanno seguita fino ad un’abitazione di Rovato.

I militari hanno fatto irruzione e perquisito l’appartamento dove si trovavano i quattro: qui hanno trovato tre chilogrammi di cocaina, un chilogrammo di sostanza da taglio e circa 6 mila euro in contanti. I Carabinieri hanno quindi perquisito anche l’automobile, una Volkswagen Passat, e, ben nascosti in un’intercapedine ricavata da una ruota posteriore, hanno trovato altri 5 chilogrammi di cocaina e ben 150 mila euro in contanti.

L’accusa, per i quattro, è di traffico di sostanze stupefacenti, mentre sono in corso ulteriori verifiche per ricostruire il percorso della cocaina trovata.

http://www.giornaledibrescia.it/brescia-e-hinterland/caccia-ai-terroristi-ma-nella-rete-finiscono-8-kg-di-cocaina-1.3051725

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DNRED (Douane française): Christian ECKERT a rendu hommage à Pascal ROBINSON, agent des douanes tué dans l’exercice de ses fonctions

Hommage à Pascal Robinson tué dans l’exercice de ses fonctions

Publié le : vendredi 27 novembre 2015 |

Hommage à Pascal Robinson tué dans l'exercice de ses fonctions
Pascal Robinson a été fait, à titre posthume, Chevalier de la Légion d’Honneur. Sa disparition endeuille sa famille et toute la communauté douanière.

Le 23 novembre 2015, à Toulon, alors qu’ils effectuaient une opération douanière de lutte contre le trafic d’armes, des agents de la direction nationale du renseignement et des enquêtes douanières de Marseille se sont présentés au domicile du destinataire d’un colis contenant une culasse d’arme automatique. En descendant de son appartement pour réceptionner le colis, le destinataire présumé a fait feu immédiatement sur les agents des douanes. L’un d’eux est décédé et l’autre blessé au bras.

Dans la course poursuite qui s’est engagée, un policier de Marseille a également été blessé.

Dans un message qu’ils ont immédiatement adressé aux agents des douanes, le ministre des Finances et des Comptes publics, Michel SAPIN, et le secrétaire d’Etat chargé du Budget, Christian ECKERT, ont fait part de leur soutien aux agents des douanes. La directrice générale des douanes et droits indirects, Hélène CROCQUEVIEILLE, a fait part de son émotion et de l’émotion ressentie par toute la communauté douanière.
Le 27 novembre 2015 à Marseille, Christian ECKERT a rendu hommage à Pascal ROBINSON, l’agent des douanes tué dans l’exercice de ses fonctions au cours de l’opération du 23 novembre 2015.

Le Ministre a rappelé son grand professionnalisme et ses qualités humaines, sa loyauté et sa capacité d’entraînement auprès de ses collègues. Il a tenu à saluer le courage exemplaire de ce fonctionnaire, rappelant que les douaniers sont engagés quotidiennement dans des missions de sécurité au service du public, parfois hélas au péril de leur vie. Il a témoigné de la reconnaissance de la Nation à leur égard.

Pascal ROBINSON avait été distingué en 2009 de la médaille de la Défense nationale, et en janvier 2014 de la médaille d’honneur des douanes. Aujourd’hui, à titre posthume, il a été fait Chevalier dans l’Ordre National de la Légion d’Honneur. Sa disparition endeuille sa famille et toute la communauté douanière.

Communiqués de presse ministériel

http://m.zonebourse.com/actualite-bourse/APE-Agency-for-State-of-France–M-SAPIN-C-ECKERT-Christian-ECKERT-a-rendu-hommage-a-Pascal-ROB–21475968/

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FRANCE (Bressuire): colis rempli de cocaïne, le suspect en détention

dnred%20enqu%EAteArrêté après avoir voulu récupérer un colis contenant 350 g de drogue, un Surinamien sera jugé en décembre.

Interpellé mardi après avoir essayé de récupérer un colis contenant 350 g de cocaïne à la poste de Bressuire (NR de vendredi), un natif du Surinam âgé de 33 ans a été présenté, hier en début d’après-midi, devant le tribunal correctionnel de Niort selon la procédure de comparution immédiate.

Comme la loi le lui permet, ce père de quatre enfants a obtenu un délai afin de préparer sa défense : en attendant son procès, fixé au lundi 14 décembre prochain devant la même juridiction, cet intérimaire a été placé en détention provisoire. Ceci pour être sûr qu’il soit présent à l’audience et en raison d’un risque de récidive.

Plusieurs joints par jour

Car le trentenaire, poursuivi pour « importation, tentative d’acquisition et tentative de détention non autorisées de produits stupéfiants », a déjà été condamné pour ces mêmes délits : c’était en janvier 2010 par le tribunal correctionnel de Cayenne, en Guyane.
Le mis en cause est arrivé dans le courant de l’année 2013 en métropole. En Deux-Sèvres, il doit, en plus, répondre d’« usage illicite de produits stupéfiants », lui qui a reconnu depuis le banc des prévenus consommer régulièrement de la résine de cannabis. Jusqu’à « plusieurs joints par jour ».

Dans un liquide

C’est également de Guyane que provenait le paquet intercepté mardi et qui était surveillé de près par les douanes et la police judiciaire de Poitiers : à l’intérieur, se trouvaient 700 g d’un liquide composé à 50 % de cocaïne. Le colis était au nom d’un ami du trentenaire.
Me Franck David a tenté d’obtenir un contrôle judiciaire pour son client, arguant du fait que celui-ci resterait au domicile de sa compagne, à Niort. En vain.

http://www.lanouvellerepublique.fr/Deux-Sevres/Actualite/Faits-divers-justice/n/Contenus/Articles/2015/11/28/Colis-rempli-de-cocaine-le-suspect-en-detention-2546664

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FRANCE (Vosges): arrêté pour téléphone au volant mais condamné pour transport d’héroïne et de cocaïne

EPINAL

L’homme s’est fait interpeller sur Nomexy le 24 novembre en soirée, à la suite d’un contrôle qu’il aurait pu éviter s’il ne téléphonait pas au volant. Un comportement qui va lui coûter cher car les gendarmes trouvent dans son véhicule 200 grammes d’héroïne et 10 grammes de cocaïne. La barque est déjà bien pleine, mais elle va s’alourdir lorsque les militaires découvrent que l’homme est un récidiviste. Deux ans plus tôt, il a tenté de passer un kilo de cocaïne à la douane d’un aéroport français, alors qu’il revenait de Guadeloupe.

Décidément, James Bienvenu a du mal à se défaire du marché de la drogue… Car à peine 5 mois après avoir fini sa peine relative à ce kilo de cocaïne, il a replongé en assumant ce rôle s’apparentant à celui d’une mule. Concrètement, il est allé chercher ces stupéfiants sur Nancy, afin de les livrer à un destinataire. Mais au final, il n’a pas eu le temps d’arriver à bon port.

Face aux juges du tribunal d’Epinal ce vendredi, le prévenu s’est dit démuni pour expliquer ce « travail » qui devait lui permettre de se faire un peu d’argent. Mais pour la substitut du procureur Alice Mazière, la réitération de faits liés aux stupéfiants, surtout après avoir été libéré cinq mois plus tôt, doit être punie sévèrement. Deux ans de prison dont six mois avec sursis et mise à l’épreuve sont requis. Me Emeline Aquino, pour la défense, affirme que son client n’a pas cédé si aisément aux sirènes de l’argent facile. Car depuis sa libération, il a fait des efforts pour se réinsérer en cherchant du travail via Pôle emploi et en s’inscrivant aussi à une formation dans la maintenance. L’avocate demande un placement sous bracelet électronique.

Au final, l’homme a écopé d’un an de prison dont quatre mois avec sursis et mise à l’épreuve. S. de G.

http://www.vosgesmatin.fr/edition-d-epinal/2015/11/28/vosges-arrete-pour-telephone-au-volant-mais-condamne-pour-transport-d-heroine-et-de-cocaine

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BRASIL: Polícia apreende quase 30 quilos de pasta base de cocaína no litoral de SP | Vale do Paraíba e Região | G1

Droga estava escondida nas rodas dianteiras de um caminhão.
Motorista foi preso em flagrante; droga vinha do Mato Grosso.

Do G1 Vale do Paraíba e Região

Droga foi retirada pelos bombeiros das rodas do caminhão (Foto: Arquivo Pessoal )Droga foi retirada pelos bombeiros das rodas do caminhão na noite desta sexta-feira (Foto: Divulgação/ Polícia Civil )

A Polícia Civil apreendeu quase 30 quilos de basta base de cocaína na noite desta sexta-feira (27) no litoral norte de São Paulo. A droga estava escondida nas rodas dianteiras de um caminhão. O motorista foi preso.

O flagrante foi feito por volta das 20h no trecho final da rodovia dos Tamoios (SP-99), em Caraguatatuba (SP). O motorista do caminhão foi abordado por policiais da Delegacia de Investigação sobre Entorpecentes (Dise), que investiga a atuação do tráfico na região.

Flagrante foi feito após investigação da Dise (Foto: Arquivo pessoal)Flagrante foi feito após investigação da Dise (Foto:
Divulgação/ Polícia Civill)

Segundo investigação da polícia, o caminhão vinha do Mato Grosso e a droga seria distribuída na região.

Para retirar a droga do veículo, os bombeiros foram acionados na madrugada deste sábado (28) para serrar as rodas dianteiras do veículo, onde 28,2 quilos de pasta base de cocaína foram encontradas.

Até a publicação desta reportagem, a polícia ainda averiguava o veículo em busca de mais entorpecentes. Até por volta de 12h, nada havia sido encontrado pelos policiais.

http://g1.globo.com/sp/vale-do-paraiba-regiao/noticia/2015/11/policia-apreende-quase-30-quilos-de-pasta-base-de-cocaina-no-litoral-de-sp.html

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ARGENTINA: Gendarmería secuestró a empleados nacionales 125 kg de cocaína

Los dos detenidos frente al barrio Bicentenario de Tartagal.

http://www.eltribuno.info/gendarmeria-secuestro-empleados-nacionales-125-kg-cocaina-n645355

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FRANCE (Douane – Péage A36): les routiers serbes transportaient aussi du cannabis

27 kilos de cannabis dans leur camion : 18 mois de prison ferme pour les deux routiers Serbes

27 kilos de cannabis dans leur camion : 18 mois de prison ferme pour les deux routiers Serbes

 

 

Les deux routiers Serbes, interpellés lundi dernier sur l’A36 au péage de Saint-Maurice Colombier, comparaissaient ce vendredi devant le tribunal correctionnel de Besançon.

Les deux individus ont été condamnés à 18 mois de prison ferme, 10 ans d’interdiction du territoire et 282.000 euros d’amende douanière. 27 kilos d’herbe de cannabis avaient été retrouvés dans leur camion.

http://pleinair.net/actualites-regionales-mobile/item/59903:27-kilos-de-cannabis-dans-leur-camion-18-mois-de-prison-ferme-pour-les-deux-routiers-serbes

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Le florissant marché du cannabis aux États-Unis / France Inter

(ré)écouter cette émission disponible jusqu’au 20/08/2018 06h43

La chanteuse Rihanna l’a annoncé hier et nous en avons parlé dans les journaux sur France Inter, elle lance « Ma-Rihanna », sa propre marque de cannabis. Le début des ventes est prévu en janvier prochain dans le Colorado, l’un des états américains où la vente est légale.

Savez-vous qui elle va avoir comme concurrent direct ? Snoop Dogg, qui a lancé en avril dernier ce qui pourrait vite devenir « l’Uber de l’herbe ».

Imaginez une plateforme qui met en relation les vendeurs et les acheteurs de cannabis. Sa startup, Eaze, qui a levé dix millions de dollars il y a huit mois, c’est ça.

En septembre, dernier, il a également lancé l’encyclopédie du trois feuilles: Merryjane.com  ou tout ce que vous avez toujours rêvé de savoir sur le spacecake et autres recettes. Vous y trouvez des témoignages des premières expériences, dernières déclarations des politiques sur la dépénalisation (en l’occurrence Sarah Palin), une base de données sur les différents types d’herbe, et une application de localisation des lieux de ventes légaux.

L’un des tubes de Snoop Dogg s’intitule « Smoke weed everyday », « Fumez de l’herbe tous les jours ! » :

Snoop Dogg est en train de faire de cette devise une véritable industrie, avec un fond de capital-risque bien abondé (22 millions de dollars) pour investir dans toutes les entreprises de transformation de marijuana.

Au-delà des stars du show bizz, de nombreux sites se sont engouffrés sur ce marché. Des sites qui flairent la bonne affaire : Weedmaps, une sorte de Tripadvisor mais pour les dispensaires où l’on peut aller fumer.

Ou cette start-up, Meadow, qui veut connecter les cultivateurs, les distributeurs les maisons médicalisées, les patients et leurs médecins. Ou encore Speed Weed, le Allo Pizza du haschich, qui aujourd’hui livre 200 commandes chaque jour et ne cesse de grandir.

Actuellement, tout le secteur fait tourner les têtes de nombreux investisseurs américains.

Un exemple : en avril dernier, Founders Fund a mis plusieurs millions de dollars dans Privateer Holdings, qui possède plusieurs entreprises spécialisées dans la marijuana.

Au-delà du Colorado et de l’État de Washington, le lobbying est donc intense pour pousser d’autres états à légaliser. Beaucoup voudraient notamment que la Californie fasse mieux qu’autoriser le cannabis à des fins thérapeutiques.

Moralité, disent les professionnels de la feuille, faire tourner un joint, c’est aussi faire tourner l’économie.

http://www.franceinter.fr/emission-leco-du-matin-le-florissant-marche-du-cannabis-aux-etats-unis

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FRANCE (Valenciennes): six personnes interpellées pour un trafic de cannabis mené depuis 2012 – La Voix du Nord

Afficher l'image d'origineUne opération de police a été menée, hier, à Valenciennes, contre les trafics de stupéfiants. Six personnes ont été interpellées pour la vente de cannabis, depuis 2012, au quartier de Chasse-Royale.

L’opération de police, finalisée en début de semaine, était menée ce jeudi, à 11 heures. Six personnes, cinq habitants de Valenciennes et un de Bellaing, étaient visées par la brigade des stupéfiants. Du stock à la revente de cannabis, les investigations de la police ont mis à jour le rôle de ces cinq hommes et une femme, âgés de 30 à 40 ans.

Lors des perquisitions, 16 grammes de cannabis et 200 € en liquide ont été retrouvés. Mais les auditions des personnes visées ont confirmé des ventes de cannabis depuis fin 2012 au quartier Chasse-Royale. Les six mis en cause, d’abord placés en garde à vue, seront convoqués au tribunal de grande instance de Valenciennes le 21 avril 2016.

http://m.lavoixdunord.fr/region/valenciennes-six-personnes-interpellees-pour-un-trafic-de-ia27b36956n3185823

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ECUADOR: 550 kilos de cocaína se incautaron en Tababela | El Comercio

Droga Tababela
El costo aproximado de la droga incautada en Estados Unidos sería de USD 70 mil dólares. Foto: Evelyn Jácome / EL COMERCIO
Un camión que transportaba 22 bultos de yute, con 550 kilogramos de cocaína, fue detenido este jueves 26 de noviembre del 2015, en el sector de Tababela, al ingreso del Aeropuerto Internacional Mariscal Sucre. El operativo fue desarrollado por miembros de la Unidad de Investigaciones Antinarcóticos. La Policía informó que al momento del registro del camión con cajón de madera, encontraron un doble fondo, ubicado en la cubierta de la carpa. Allí se había escondido 555 paquetes rectangulares, que contenían una sustancia blanquecina que al ser sometida a la prueba de campo dio positivo para cocaína. El costo aproximado de la droga en Estados Unidos sería de USD 70 mil dólares. Los detalles los dieron a conocer hoy, 27 de noviembre, en rueda de prensa José Serrano, Ministro del Interior; Freddy Ramos, subdirector Nacional de Antinarcóticos; Diego Mejía, comandante General de la Policía, y Edmundo Moncayo, jefe nacional de Antinarcóticos. Las autoridades informaron que suman 72 toneladas de droga incautada y más de 127 bandas dedicadas al microtráfico desarticuladas . Además se desarticularon 57 bandas dedicadas al tráfico internacional. En el último operativo fueron aprehendidos dos ecuatorianos, el conductor del camión y su acompañante. Además, se incautó un auto Chevrolet Sail, placas PBY 6871; el camión Chevrolet Isuzu, placas PCB 7948 y tres teléfonos celulares. Además, gracias al trabajo en conjunto con Flagrancia y Fiscalía, se logró detener en Imbabura, al vehículo que daba seguridad al conductor del camión, quien se dio a la fuga al percatarse de la intervención al camión. Los detenidos fueron trasladados a la Unidad de Flagrancia para ser puestos a órdenes de la autoridad.

Este contenido ha sido publicado originalmente por Diario EL COMERCIO en la siguiente dirección: http://www.elcomercio.com/actualidad/operativo-droga-tababela-narcotrafico.html. Si está pensando en hacer uso del mismo, por favor, cite la fuente y haga un enlace hacia la nota original de donde usted ha tomado este contenido. ElComercio.com

http://www.elcomercio.com/actualidad/operativo-droga-tababela-narcotrafico.html

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ITALIA (Cremona): sorpreso in auto con quattro chili di cocaina, arrestato

Un 24enne albanese è stato arrestato dai carabinieri a Rivolta d’Adda, in provincia di Cremona, per detenzione di droga. Bloccato sulla strada provinciale ‘Rivoltana’ a bordo della sua auto, dietro il sedile posteriore aveva un borsone contenente tre chili di cocaina. Sotto il sedile posteriore, all’interno di una botola, era custodito un quarto pacco, uguale agli altri, contenente un chilo di polvere bianca. Per il giovane, privo di permesso di soggiorno, si sono aperte le porte del carcere.

http://www.liberoreporter.it/2015/11/flash/cremona-sorpreso-in-auto-con-quattro-chili-di-cocaina-arrestato.html

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AERONARCOTRAFICO: usaban « mulas » de Córdoba (Argentina) para llevar cocaína a Málaga – cronica

MALAGA
POLICIALES
La conexión Córdoba-Málaga. (Archivo)

El operativo estuvo a cargo de la Policía de Seguridad Aeroportuaria, juntamente con efectivos de España y fue conducido por el fiscal Enrique Senestrari. Por el hecho, que comenzó a investigarse en noviembre de 2014 hay siete detenidos, dos en la provincia argentina y los restantes en la ciudad española.

La banda estba liderada por un ciudadano colombiano radicado en España, que contactaba a « mulas » residentes en Córdoba para que llevaran la droga a Málaga.

En distintos operativos realizados por fuerzas de seguridad de ambos países fueron detenidas siete personas, tres de ellas argentinas, y se secuestraron 12 kilos de droga impregnados en prendas de vestir, informaron fuentes de la Policía de Seguridad Aeroportuaria (PSA).

La investigación se llevó a cabo de manera conjunta con fuerzas de ambos países y estuvo a cargo del fiscal federal 1 de Córdoba.

Dos de los detenidos son mujeres cordobesas que fueron atrapadas en esa provincia, mientras que un tercer argentino fue apresado cuando llegó al aeropuerto de Málaga, con una valija en la que llevaba 33 prendas de vestir impregnadas con 12 kilos de cocaína.

Los otros cuatro apresados, son el colombiano sindicado líder de la banda y otras tres personas, que fueron arrestados en Málaga y Sierra Nevada, en la provincia española de Granada.

La investigación comenzó en noviembre del año pasado, cuando a raíz de escuchas telefónicas realizadas en una causa por un secuestro extorsivo cometido en la provincia argentina de Córdoba surgieron elementos que alertaban sobre la existencia de una organización de narcotraficantes.

Tras ese descubrimiento, el fiscal federal Senestrari comenzó una pesquisa, para la cual convocó a efectivos de la PSA.

Los reclutados eran personas de muy bajos recursos, residentes en barrios marginales de Córdoba, a quienes preparaban para hacerlas pasar como turistas de clase media que viajaban a Europa.

Para ello, explicaron los informantes, a las dos cordobesas ahora detenidas se encargaban de vestirlos con ropa de marca y hasta les pagaban tratamientos de ortodoncia para mejorar su aspecto.

El colombiano, en tanto, se encargaba desde España de contratar y pagar los pasajes y era quién decidía el recorrido del viaje a realizar.

Al arribar al aeropuerto español, la policía de ese país monitoreó sus movimientos y lo siguió hasta que se encontró con el colombiano sindicado líder de la banda, momento en que ambos fueron apresados.

Tras esos arrestos, se llevaron a cabo en España tres detenciones más: la de una asistente del líder de la banda y la de dos hombres que se encargaban de la distribución y venta de la cocaína, que fueron localizados en Sierra Nevada, Granada.

En tanto, en Córdoba, Argentina, fueron detenidas las dos mujeres encargadas de los reclutamientos.

La operación internacional fue denominada « Marcos Pampa », Marcos en alusión al recluso que dirigía el reclutamiento de « mulas » y Pampa, que fue el término elegido por la Policía Española.

http://www.cronica.com.ar/article/details/48715/usaban-mulas-de-cordoba-para-llevar-cocaina-a-malaga

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AERONARCOTRAFIC: Coke en stock (CV) : deux « Air Cocaïne » ???

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 30 novembre 2015

Un peu étonnante, cette appellation « d’Air Cocaïne » pour le Falcon coincé depuis deux ans sur le tarmac de l’aéroport de Punta Cana (1) et ses occupants récemment lourdement condamnés (20 ans !) sur place. Pour moi, le vocable était celui, plutôt, que portait depuis 2009 l’extraordinaire Boeing 727 retrouvé calciné en plein désert au MaliLe début de cette série, justement, alors que nous voici au numéro 105, aujourd’hui, tiens. Les deux affaires ont-elles des liens ? Peut être bien, car derrière les deux des ramifications européennes existent bel et bien : on a bien affaire à une mafia internationale… aux assises françaises assurées, comme l’a dit d’ailleurs l’un des pilotes condamné récemment (1). Une mafia tellement puissante qu’elle peut défier des Etats ; ou s’accommoder des chefs d’Etats, comme elle l’avait fait visiblement avec Amadou Toumani Touré (ATT), et comme elle l’avait fait plusieurs décennies auparavant avec le président du Mexique… Carlos Salinas de Gortari, très lié à une certaine famille texane… Retour d’abord au Mali, avant d’évoquer des faits assez extraordinaires apparus ces dernières années…

cockpit_mali_boeing-354abL’affaire du transport d’un tonnage aussi conséquent de cocaïne fait en effet penser, dans une moindre mesure, à ceux effectués au temps de Pablo Escobar, dans les années 80, ou évoque aussi l’affaire trouble du 727 malien de 2009, dans laquelle les services secrets français semblent s’être beaucoup activés pour épargner dans un premier temps le président Amadou Toumani Touré (ATT), complice visiblement des narco-trafiquants. C’est la DGSE (malienne et non française) qui avait bloqué l’accès aux ruines fumantes de l’appareil, bloquant l’accès aux débris du Boeing 727, rappelons-le (mais quel était sa liberté exacte face à son homologue français, déjà bien présente dans le pays ?). Comme le précisait Wikileaks, en tout cas, on avait bloqué l’accès aux ruines encore fumantes (2) :

 

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Un agent plutôt trouble

On a retrouvé après les vestiges où les détails de l’identification de l’avion avaient été enlevés avec minutie, l’incendie n’ayant pas tout détruit… Les américains avaient fort peu apprécié, comme d’ailleurs les algériens : « en novembre 2009, lors d’une rencontre avec le commandant de l’Africom à Alger, le géArtemisia_annua-82637néral Ward, le Président algérien, Abdelaziz Bouteflika, avait qualifié le Président ATT d’ être l’ami des voleurs et des victimes en même temps’’ explique Mali Jet. Bref, ça se savait en haut lieu qu’ATT trafiquait !!!  Ici, en France, on se souvient surtout de l’effervescence montrée alors par le président français lors de l’affaire, venu faire la leçon au même ATT devant les objectifs des photographes et son souci premserge-daniel1-d0d66ier d’aller récupérer au plus vite Pierre Camatte, dont beaucoup faisaient dans la presse un membre (très discret) de la DGSE française, justement.  Venu là probablement pour observer le trafic, en se présentant comme un humanitaire bénévole désireux d’implanter sur place une plante capable de lutter contre le paludisme, l’Artemisia Annua (L’armoise annuelle ou qinghao). Le procédé étant lui-même controversé. A ce jour, l’homme n’a toujours pas confirmé l’assertion et la même plutôt catégotiquement démentie. Mais on se souvient ici du lapsus du coordonnateur national du renseignement à la présidence de la République, Bernard Bajolet, passé depuis à la tête de la DGSE...à son propos, lors d’une audition du Sénat. Venu prendre des renseignements sur les filières d’otages ou sur le trafic de drogue ??? (En photo Serge Daniel, le correspondant de RFI au Mali, en reportage dans le nord du pays en 2009, devant l’épave du fameux Boeing « Air Cocaïne » (N°1 ?) : le premier aussi à l’avoir décrite précisément et à s’être posé les bonnes questions au sujet de cet événement).

L’envoyé de Sarkozy fort actif sur place

En tout cas, le pouvoir en France à ce moment là s’intéresse beaucoup à la région, avec d’autres envoyés… officieux. En 2009, Bajolet était un ancien directeur général des services du département des Hauts-de-Seine, devenu conseiller à la présidence de la République sous Nicolas Sarkozy qui officiait alors à la tête des services secrets français, héritiers de la Françafrique de Foccard. gadoulet-2-daf10Lors de sa nomination en 2008 à la place du chiraquien Pierre Brochand, la presse l’avait présenté comme un « fidèle » du président Sarkozy.  Un autre personnage est aussi important à la même époque, qui avait quitté la DGSE en 2008, c’est Jean-Marc Gadoullet (ici à droite) un ancien colonel du 11e choc, arborant Croix de guerre et Légion d’honneur, très présent lors des prises d’otages au Sahel, son terrain de prédilection, grâce à ses contacts privilégiés avec Ahmada Ag Bibi, l’un des lieutenants d’Iyad Ag Ghaly, le chef d’Ansar Dine (ici à gauche (3)). Gadoullet, avec un tel répertoire et un tel agenda, devait être obligatoirement au courant de l’étendue du trafic. al_galy-2-56670Et notamment des passages réguliers de gros porteurs venus directement d’Amérique du Sud. Ses liens étroits, également, avec Mami Coulibaly, le patron de la DGSE malienne devait pour sûr lui avoir ouvert les yeux sur ce qui se tramait à Tarkint. Lorsque il négociera la libération de trois otages d’Areva, dont Françoise Larribe, devant le terrible Abou Zeid, rencontré à sept reprises, en annonçant un peu vite le paiement de 12 millions de rançon (et 20 voire 25 en octobre 2013 pour les autres otages), Gadoullet scellera de fait la chute de Coulibaly : ATT n’ayant pas supporté que le premier informé ait été Sarkozy, que le responsable malien avait appelé en premier, et non lui-même !!! Des responsables de la sécurité malienne parlant en priorité à Nicolas Sarkozy, pour quelle raison exactement ? Par seule défiance d’ATT, leur supérieur hiérarchique attitré ??? Quelle étrange procédure !

Les notables maliens noyés jusqu’au cou dans le trafic

mali_jet-d5190Mali Jet en fait ici le 10 mars 2014 un résumé affligeant, de cette implication présidentielle malienne dans le trafic, bien plus intense que ne le laissait entrevoir l’épave calcinée, simple bout d’un immense iceberg : « c’est en 2009, avec l’affaire ‘’Air Cocaïne’’ que la preuve de l’implication de l’ancien chef de l’Etat, ATT, dans le trafic de drogue, a été établie. Pour preuve, entre novembre 2009 et février 2010, au moins quatre atterrissages en territoire malien, d’avions bourrés de cocaïne, ont été autorisés par Koulouba (la présidence) ». L’accusation est en effet grave : c’est bien celle d’une collusion entre le pouvoir et les trafiquants : »le cas le plus médiatisé fut le Boeing 727 d’Air Cocaïne, calciné à Tarkint, au nord de Gao, après qu’on l’ait débarrassé de son contenu. baba_ould-c8353Selon ce rapport accablant, en novembre 2009, c’est le maire de Tarkint, Baba Ould Cheick (ici à droite), les officiels de Gao, et le maire Sadou Diallo, qui étaient présents pour accueillir les quelques tonnes de cocaïne qui furent toutes déchargées avant qu’on ne leur fit prendre une destination inconnue. Ce Baba Ould Cheick aurait également été présent lors de l’atterrissage d’un avion cargo sur la piste de Néma, près de la localité de Kita, à 76 km de Tombouctou, le 25 janvier 2010. Plusieurs tonnes de cocaïne ont été déchargées et il a fallu quatre rotations de six véhicules 4×4 pour transférer la drogue en un lieu non déterminé. Les véhicules auraient été escortés par des hommes d’AQMI lourdement armés ». Terrible révélation d’un trafic régulier de gros porteurs, avec un président qui fermait les yeux, au point de laisser des terroristes reconnus venir directement se servir à l’arrière des appareils. Incroyable scénario, digne d’Hollywood !

Pas un seul atterrissage, mais plusieurs !!!

nema-55242C’est un fait qu’il n’y avait pas eu un vol de fort tonnage de coke, mais plusieurs. Aujourd’hui, personne ne le nie plus. « Cet émissaire d’ATT, Baba Ould, a accueilli un autre appareil à Ain In Esseri, prés de Tinzaouten, le 9 février 2010. Mais le hic est que de tels atterrissages se seraient produits également au sud et à l’ouest du pays. En témoigne cet avion qui a déchargé, le 6 février, 4 tonnes de cocaïne prés de Kayes, en présence de plusieurs responsables locaux et de militaires basés à Nampala ; ces derniers ayant même balisé la piste. Rien n’indique dans le document que ces commis de l’Etat étaient mis au parfum du contenu de l’appareil dont le lieu et les conditions d’atterrissage étaient, quand-même, plus que suspects ». En somme, le trafic durait depuis des mois, voire des années : de gros porteurs avaient remplacés les « Mermoz » qui officiaient sur petits bimoteursou plutôt, comme au temps de Barry Seal aux USA, effectuaient des rotations alternées. Un jour un petit Cheyenne (ici un Piper PA-31T, modèle américain, N85GC, détenu il y a quelques temps maintenant par un français), un autre… un énorme Antonov ou un vieux Boeing… pour amener la coke. Rappelons ici cette analyse de l’adaptativité remarquable des trafiquants au fur et à mesure des saisies, ou les tarfis des pilotes pour faire le trajet du Venezuela à la côte Ouest africaine : entre 200 000 et 300 000 dollars l’expédition !!

Un gros porteur russe de prévu 

« L’un des avions de l’Organisation a été capturé en Sierra Leone en juillet 2008 avec des plus de 1.320 livres de cocaïne à bord. Les membres de l’équipage et leurs contacts locaux – trois Colombiens, deux Mexicains, deux Vénézuéliens et un homme de Guinée-Bissau – ont été condamnés en Sierra Leone en avril et extradés vers les États-Unis. L’arrestation fait suite à deux vols de cocaïne similaires, l’un d’un avion vénézuélien. Cet avion avait atterri en Mauritanie, sur la côte ouest de l’Afrique, et un autre d’un avion prêt à décoller pour l’Afrique du Venezuela, mais il est difficile de savoir si le même gang en était responsable. En 2009, l’Organisation a acheté un avion de fret en Moldavie qui est capable de transporter 7 tonnes de cocaïne à un moment, dit la DEA (c’était l’avion de Yaroshenko,un des pilotes de Viktor Bout, un énorme Ill-76). Le gang prévoyait d’utiliser l’avion pour des expéditions à travers l’Afrique de l’Ouest en utilisant les coordonnées de navigation par satellite. Des gangs africains feraient alors passer clandestinement la drogue en Europe. D’autres contrebandiers ont apparemment la même idée. Le 2 novembre, une tribu a trouvé la carcasse incendiée d’un Boeing 727 stationné dans le sable dans la région de Gao au Mali. Il y avait des barils vides de carburant à proximité (on notera quil n’y en avait plus sur les clichés…). Les enquêteurs pensent que l’avion venait du Venezuela et qu’il été utilisé pour la contrebande de drogues, Comme l’a dit Schmidt, le directeur régional de Office de l’ONU contre la drogue et le crime, lors d’une conférence le 16 novembre, selon le service fonctionnel de nouvelles Agence France-Presse. Le Mali n’a pas commenté les dires de Schmidt. En décembre, Antonio Maria Costa, chef de l’ONU Office contre la drogue et le crime, a appelé la découverte de la 727 « un nouvel exemple des liens entre la drogue, la criminalité et le terrorisme. » 

Des trafiquants liés à l’intelligentsia locale

3930024-5926720-a5311A noter qu’en Mauritanie, j’avais retrouvé en 2011 la trace d’un trafiquant français lié à Chbih Ould Cheikh Melainine (ici à droite), un élu local titulaire d’un « passeport pour la liberté », décerné en 2003 par le Parlement européen, et lié également à Mohamed Ould Haïdalla, le fils de Mohamed Khouna Ould Haïdalla, le lieutenant-colonel de l’armée, devenu président de la Mauritanie entre 1979 et 1984. Eric « Mika » Walter, alias « Amegan », en cheville avec un baron colombien et un trafiquant… algérien. On avait intercepté sa camionnette avec à bord 762 kilos de cocaïne (14 millions d’euros) correspondant à un « arrivage » par petit porteur bimoteur. Et là encore, même scénario  : « A bord du véhicule, deux espagnols : Miguel Calderon Angel et son compatriote Juan Carlos Perro, un mexicain, un sahraoui du nom de Bouya Ahmed, et le propriétaire du bus Mohamed Ahmedou. Tous seront arrêtés… et vite libérés. De quoi écœurer les policiers mauritaniens, ravis de leur prise. » avais-je écrit. « Deux autres personnalités ont été mises en cause. La première est un homme politique très connu, Chbih Ould Cheikh Melainine, incarcéré pendant des années sous le précédent régime. Ses accointances avec les rares protagonistes connus de l’affaire (dont le fils de l’ex-président) lui ont valu d’être longuement entendu par la police avant que le dossier le concernant ne soit « classé sans suite » avait écrit Le Monde le 31 avril 2007après l’arrivée du petit bimoteur à Nouadhibou. L’homme avait travaillé auparavant au sein de la SpoissonOFRIMA celle chargée des pêcheries (à gauche un extrait de « Le Dossier de la Mauritanie  » d’Attilio Gaudio). Sur sa page Wikipedia, aucune trace de son implication. Le Cridem criera à l’époque à la chasse aux sorcrières des journalistes quand ceux-ci évoqueront le cas de Chbih Ould Cheikh Melainine… : « l’affaire de la drogue, au lieu de livrer ses véritables contours à une opinion toujours sur sa faim, s’est tout simplement transformée en une cabale dirigée contre le maillon faible : la presse. Après avoir essuyé la colère des hommes d’affaires, les journalistes sont sous les griffes d’hommes politiques. La machine de la poursuite judiciaire n’a jamais aussi bien fonctionné pour terroriser le 4e pouvoir. Comme si on veut pousser les journalistes jusqu’au dernier retranchement. Cette manière d’agir s’apparente à une volonté délibérée d’étouffer la liberté de la presse« . Une presse qui savait prendre des photos pourtant : en 2012, un cliché montrait Chbih Ould Cheikh Melainine avec comme décor derrière lui le chef du hezzbollah Sayyed Hassan Nasrallah, et de Mohamad Mughniyeh, tué à Damas en 2008…

Et un français, Eric Walter, à la tête du réseau !

Walter avait pourtant tout déballé lors de son interrogatoire : embour saisie 2007n fait, « Eric Walter Ameganprénommé aussi Mika est un franco-congolais, âgé de 27 ans, au moment de son extradition, le 20 janvier 2009, par le Sénégal, vers la Mauritanie. Principal accusé dans les diverses affaires de transit de drogue qui secouent le pays, il se singularise, des autres détenus, par la densité et la précision de ses aveux. Il y livre les noms des réseaux avec lesquels il coopère, outre-Atlantique et en Guinée Bissau. Dans ses aveux, il participe à la séquestration puis à la torture de son complice Mini Ould Soudani avec l’aide de Sid ‘Ahmed Ould Taya, officier de police. Il reconnait avoir projeté de faire atterrir, en Mauritanie, un avion chargé de stupéfiants en provenance de l’Amérique Latine. » On apprend par la même occasion lors de la demande d’extradition d’Amegan du 20 avril 2009 d’où il est originaire exactement : « est autorisée l’extradition du nommé Eric Walter Amegan, né le 31 octobre 1972 à Paris XIV (France), de Augustin et de Bénédicte Géoffry, agent immobilier, demeurant à la Résidence Mangrove Saly, Mbour » dit le décret signé du premier ministre sénégalais Cheikh Hadjibou Soumaré et du président de la République, Abdoulaye Wade. Il habitait Mbour, un des hauts-lieux du trafic de drogue au Sénégal ! Là où on a retrouvé échoué un petit bateau avec encore à bord des tonnes de cocaïne, et un peu plus tard la maison des trafiquants qui attendaient d’être livrés.  « Le 27 juin 2007, la gendarmerie sénégalaise a saisi 1,2 tonne de cocaïne sur une plage de M’bour, à 100 km au sud de Dakar. Le 30 juin 2007, une autre cargaison de 1,2 tonne a été saisie dans une maison non loin du lieu de la première saisie. Sept personnes ont été arrêtées » note le rapport d’octobre 2007 de l’ONU « sur la situation du trafic de cocaïne en Afrique de l’Ouest »

Deux super-avocats pour le défendre !

Mais il y aura plus étonnant encore car Walter, pourtant condamné en un premier temps à 15 ans de prison, (c’est 30 habituellement, mais il a avait eu comme défenseurs deux ténors français : Eric Dupont-Moretti et Jacques Vergès)., s’est retrouvé… libre à la suite d’une bien étrange intervention comme je l’avais aussi découvert : « Condamné à 15 ans comme sa victime, un décret présidentiel du 15 février 2011 leur accorde une réduction de peine de 5 ans. En profitera, également, Sid’Ahmed Ould Taya, correspondant d’Interpol en Mauritanie durant la période de commission des faits mais dont la peine initiale ne dépassait pas 7 ans. Il sortira de prison un peu plus tôt. Le 23 février, soit une semaine après la remise, l’ambassadeur de France à Nouakchott s’entretient avec le Ministre de la Justice, Abidine Ould Khaïry. Rien ne filtre de l’entrevue. Un premier pas est franchi, seulement deux mois après le séjour de Antonio Injai à Nouakchott et son audience avec le Président Mohamed Ould Abdel Aziz. Pourquoi s’arrêter en milieu de pente ? Le 13 juillet 2011, Eric Walter et 30 autres sur les 32 prévenus sont acquittés par la Cour d’appel de Nouakchott » s’émeut Adrar Info, qui fait un lien direct entre l’intervention de l’ambassadeur français et la libération d’Eric Walter ! « Cette étonnante mansuétude renforce en effet l’idée d’un pouvoir mauritanien décidément très lié aux réseaux de drogue du pays« , avais-je conclu.

La fuite d’ATT

ATT, en ce qui le concerne, a depuis fuit le pays pour se réfugier au Sénégal, où il a témoigné le 30 mars dernier devant des juges français sur une autre affaire : celle des fonds lybiens qui auraient été versés à Nicolas Sarkozy. Comme le rappelle en effet ici RFI Afrique, c’est en effet le malin Amadou Cheikh Bani Kanté, qui coordonnait le LAP, les fonds d’investissement libyens au Mali. A la lecture de cet affligeant dossier à charge, on comprend mieux l’intérêt ou le but de l’intervention française qui a suivi… le changement de président français et le départ pitoyable d’ATT, finalement lâché par l’Elysée, à savoir par un Sarkozy ulcéré… par l’attitude du chef d’état Malien, toujours tout sourire lors de ses rencontres.

Le rôle des USA et de l’Algérie dans l’affaire

base-secrete-americaine-c49a4Ce qui avait été la pierre angulaire de la discorde, c’était bien entendu le refus d’ATT de l’accord de réadmission sur l’immigration, ou celui de la base française à Mopti, mais aussi un fait oublié qui avait fort déplu à l’Elysée : « au même moment, les Américains renforçaient leur coopération militaire avec le Mali, notamment dans le domaine de la lutte contre le terrorisme. Des manœuvres militaires entre les forces des deux pays se succédaient à un rythme soutenu, soit à Bamako et/ou dans les localités du nord. Ce n’était guère un secret, les Américains s’étaient confortablement installés à Gao. Cette présence américaine agaçait l’Elysée. Et ATT, à cause de cette présence américaine au nord, s’est retrouvé dans le collimateur de la France de Sarko et du voisin algérien (qui considérait le nord du Mali comme une arrière cour). » Des américains en fait fort bien équipés en moyens de surveillance, grâce à leurs avions espions déguisés en appareils civils, ceux dont je vous ai parlé ici, ou de leurs P-3 Orion décollant de leur base secrète algérienneLes algériens étant eux-mêmes équipés d’avions américains, des Beechcraft 1900 Hisar équipés par Raytheon (ils en ont 6 exemplaires), susceptibles aussi de détecter les trafics.

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Le choix d’ATT

Des américains au courant du trafic de drogue, et qui, à coup sûr, pistaient aussi les trajets transatlantiques des narco-trafiquants. Ayant capturé Viktor Bout à Bangkok en 2008, ils avaient aussi appris les projets du célèbre trafiquant en ce qui concerne l’usage d’un gros porteur russe (un Ill-76 et Antonov 12 pour faire le relais !) piloté par Konstantin Yaroshenko, pour effectuer les mêmes rotations que celles du Boeing du désert ! Le pauvre se fera lui aussi pincer  : lui aussi à pris 20 ans Qui donc exactement pouvait craindre de voir découvert l’incessant ballet d’avions gros porteurs se posant de nuit en plein désert malien, les soutes gorgées de coke ? Qui était au courant, et qui laissé faire ? Non, décidément, dans cette affaire, comme dans toute affaire ou la cocaïne se compte en tonnes, on n’arrête pas d’être surpris. Dans un premier temps, on songe à ATT lui-même. Or c’est justement lui qui a souhaité la présence américaine et non la française ! En 2009, il faut bien le constater, l’armée malienne balbutie toujours sa lutte contre le terrorisme contre AQMI. et à cette époque, le Mali a le soutien de l’équipe Bush. Et comme on sait que où il y a de la drogue, il y a la CIA qui suit… on imagine vite un scénario déplaisant pour Paris. Les avions espions US continueront à circuler au Mali, au point de ne plus afficher leur livrée « civile », et d’arborer le look militaire de la base dont ils sont issus. En janvier 2014, en pleine opération Serval, on verra ainsi un débarquer à Gao un U-28A du Special Operations Command, immatriculé 070821, (c’est justement l’ex Sierra Nevada Corporation, N821PE) qui appartient au 319e Special Operations Squadron installé à Hurlburt Field; Plus besoin de se dissimuler !

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Les bourdes américaines

toyota-2-b37ddEt en fait de formation, comme j’ai pu ici l’expliquer, les américains commettront de belles bourdes. En offrant notamment aux militaires maliens des Toyota que l’on retrouvera peu de temps après… chez l’adversaire, revendus une bouchée de pain à en révolter le New York Times, qui écrit, dépité, le 13 décembre « ce qui est pire, aujourd’hui, c’est que la rébellion islamiste utilise les soldats et les officiers formés par les américains qui ont fait défection de l’armée régulière du Mali l’an dernier, en emportant avec eux leur formation de la lutte contre le terrorisme, leurs compétences de combat avancés, ainsi que leur connaissance des méthodes de renseignement occidentaux. La France est maintenant à affronter un ennemi islamiste que les Etats-Unis ont involontairement aidé – et les Etats-Unis peinent aujourd’hui à offrir de l’aide » reprend l’opposition droitière à Obama. En ajoutant que « le coup d’Etat au Mali – effectué par un officier formé par les américains – a surpris le renseignement américain autant que les transfuges du Mali ont fait équipe avec d’ex-soldats libyens et des milices islamistes pour se fabriquer une oasis d’Al-Qaïda dans le nord du pays. Les mêmes unités formées par les USA qui avaient été considérées comme le meilleur espoir de repousser une telle avance se sont retrouvés à la fin, comme étant la clé de voûte dans la défaite militaire du pays », note encore amèrement le New-York Times. On peut lire ici une analyse similaire, que j’ai rédigée en janvier 2013.

L’intervention française, pour mettre fin au trafic

soldats français maliCar c’est bien le trafic de drogue, qui alimente les terroristes, ce à quoi on s’est (enfin) attaqué, lors de l’opération Barkhane… (lire ici le compte-rendu fait par Rand) avec bien du retard, il est vrai, la presse n’ayant pas échappé au non dit. L’Express mettra en cause nommément Baba Ould Cheikh le 21 mars 2013 seulement… révélant dans son article l’ampleur des dégâts dans la société malienne, et jusque dans la vie politique : « les narcos achetaient les élections locales et faisaient élire certains députés », raconte Mohamed Ould Mahmoud, consultant pour des ONG. Drapé d’un boubou blanc, ce membre d’une grande famille berabiche (arabe) de Tombouctou, poursuit : « Le régime d’ATT a laissé certains clans, liés au trafic, armer des milices pour combattre les rebelles touareg. Quitte à attiser les rivalités entre communautés et à faire du Nord une « narco région »… » Deux ans après, le problème était toujours présent semble-t-il, mais cela pointe davantage désormais vers les pays voisins, dont la Guinée Bissau, éternel mauvais élève de l’Afrique : « l’argent sale de la grande criminalité achète tout », s’inquiète ce fin connaisseur des questions de sécurité. « Le responsable d’un convoi de drogue touche 20 000 dollars et il peut garder le pick up. Un officier supérieur gagne lui un million de francs CFA (1520 €) par mois et un trafiquant peut lui en proposer beaucoup plus d’un coup s’il ferme les yeux. C’est par de tels moyens que les narcos ont pris possession de la Guinée Bissau » Une Guinée Bissau cet été en pleine tourmente politique, après des années de luttes intestines violentes.

La troublante rencontre Sarkozy-ATT

sarkozy-att-2-56d79Que s’est-il dit lors de la rencontre haute en couleurs entre Sarkozy et ATT lors du retour du premier en février 2010 de sa visite au Gabon, on ne le saura peut-être jamais, mais pour le site Mali Jet il aurait pur s’agir d’une forme de… chantage bien particulier : « comme si cela ne suffisait pas, Baba Ould allait encore faire parler de lui peu après, cette fois en tant qu’émissaire d’ATT auprès d’AQMI, afin de faire libérer un otage français, du nom de Pierre Camatte, suite à un chantage de déballage que le Président Sarkozy faisait peser sur les autorités maliennes. Le document n’informe pas sur le niveau d’information de Sarkozy par rapport à ces activités criminelles, encore moins s’il avait ou pas de quelconques intérêts directs ou indirects sur ce trafic de drogue de la dimension du cartel de Medellin. La plupart des suspects arrêtés ont été libérés sur ordre d’ATT ; le cas de Mohamed Ould Awainatt, un narcotrafiquant de Gao, en est une parfaite illustration. » images-5-17-583b2En somme, selon le magazine malien, Nicolas Sarkozy, très certainement, savait ce qui se passait sur place question trafic ; dans lequel un français avait été pris dans la nasse (Eric Vernet, gérant d’une petite affaire d’aviation dont les appareils faisaient aussi du convoyage d’or provenant des mines, comme on peut le lire ici). L’avion de Vernet avait été vu en Guinée Bissau emportant les fameux « sacs de ciment »…Mais Sarkozy été contraint de prendre langue avec un trafiquant notoire pour récupérer son envoyé. Il savait obligatoirement, donc ce que faisait ou dissimulait ATT, bien renseigné par la DGSE. Et donc aussi ce qu’il y avait dans les avions venus se poser dans le désert ! Peut-être qu’un jour aussi on retrouvera l’un des acteurs français de cette saga « d’Air Cocaïne N°1 », le fameux Éric Vernet… qui sait. Il court toujours, aujourd’hui, comme son ami Miguel Angel Devesa, l’ex flic ripoux espagnol, qui lui n’avait pas hésité à découper son complice Juan Carlos Soto Garcia, un Colombien, à la scie électrique… rappelons ici qu’ils ont tous été relâchés par la justice d’ATT !!! Dont le tronçonneur de trafiquant, aujourd’hui toujours en liberté, celui qui avait amené un camion citerne auprès du 727 posé à Tarkint pour lui permettre de redécoller : le kérosène, frelaté, avait mis fin aux espoirs des trafiquants ! J’ai moi-même traité le sujet de l’importance majeure du trafic de cocaïne au Mali lors d’une suite d’articles lisibles ici :

http://www.agoravox.fr/tribune-libre/article/coke-en-stock-lix-au-mali-la-131180

http://www.agoravox.fr/tribune-libre/article/coke-en-stock-lix-au-mali-la-131319

http://www.agoravox.fr/tribune-libre/article/coke-en-stock-lix-au-mali-la-131320

http://www.agoravox.fr/tribune-libre/article/coke-en-stock-lix-au-mali-la-131321

http://www.agoravox.fr/tribune-libre/article/coke-en-stock-lix-au-mali-la-131348

http://www.agoravox.fr/tribune-libre/article/coke-en-stock-lix-au-mali-la-131435

Retour sur « Air-Cocaïne 2 »

punta_cana_falcon-cd446Quittons le Mali et revenons donc à l’un des principaux acteurs « d’Air Cocaïne II« , l’avion de Punta Cana, si on considère que le 727 incendié à Tarkint était l’Air Cocaïne I... C’est un internaute bien au fait de l’aviation, dont l’avatar est « Falcon » – est le même qui sévit chez Agoravox souvent sur le même ton souvent sarcastique mais toujours ultra-précis, car notre homme a de la bouteille question informations aéronautiques) qui nous glisse ici en forum une affirmation ramenant des années en arrière : « Alain Castany. Beaucoup ont relevé ses exploits de « courtier » (qu’il n’était pas) de la compagnie d’assurance Axa. Mais il y en a d’autres. Ce « serial entrepreneur », a monté et géré pas moins de 8 entreprises qui ont toutes fini en liquidation judiciaire. Regardons de plus près l’une d’entre elles, Global Aérofinance qui, de novembre 1989 à juin 2006, a acheté et revendu 26 avions et hélicoptères, dont les Caravelles F-BJTU et F-GJDM en septembre 1994 qui se sont retrouvés aux mains d’un cartel de narcotrafiquants colombiens ! Ces cartels ont acheté un total de 10 Caravelles, dont 2 autres à Francis Lagarde, repreneur de la compagnie Europe Aéro Service. Le prix officiel était de 1,9 million de dollars, plus 1 million versé discrètement aux colombiens sur un compte bancaire panaméen … »  En fait cette assertion est à relativiser : Castany, en broyer ne pouvait pas savoir nécessairement qui véritablement achetait les appareils, à moins de rencontrer les trafiquants en personne (on va voir que d’autres l’ont fait à sa place…), et en prime les appareils qui ont été vendus sont en plus passés entre plusieurs sociétés d’Amérique du Sud comme on va le voir : difficile d’assurer l’assertion faite sur le net. La charge semble donc un peu lourde. Mais elle a le mérite de faire revenir plus de trente ans en arrière…. et laisse subsister un gros doute dans l’esprit. Car effectivement, qu’il y ait eu ou non implication, des appareils français, les fameuses Caravelle, fleurons de l’industrie aéronautique des années 60 ont connu 30 ans plus tard une toute autre gloire, ou plutôt une triste fin, comme transporteurs de quantités astronomiques de cocaïne… plus de 10 fois par vol ce qu’emportait le Falcon saisi à Punta Cana ! Ce que révèle surtout l’affirmation, c’est que notre homme avait travaillé pour le sulfureux Lagarde… voilà qui nous ramène à la même chose, en fait. Mais il y a deux décennies et plus, déjà… ce qu’on va voir dans un autre épisode !

Des Caravelle ???

caravelle_F-BJTU-1-d1d05Car ce qu’il faut noter, plutôt, ce sont les appareils eux-mêmes dont la traque révèle de belles surprises. Revenons donc pour cela près de 20 ans en arrière. Six SE-210 (Super Caravelle 10B3) ont bien été louées par EAS (Europe Aéro Service) à partir de 1992 (F-GELP / F-BJEN / F-BJTU / F-BMKS / F-GDFY / F-GDFZ) à Air Charter International (ACI), filiale d’Air France. Lors de la fusion entre Air France et Air Inter en 1998, Air Charter (ici sa F-GDFY), créée au départ en 1966 sous le nom de SAFA, pour Societé Aérienne Française d’Affrètements, s’arrête défnitivement le 24 Octobre 1998 (elle était devenue entretemps Air Charter tout court). Le modèle immatriculé F-GDFY, une Caravelle fabriquée en 1964 a alors déjà cara_sec-8834cété vendue à SERCA Col en 1993, et a été vite revendue à LA Suramericanas l’année suivante, pour devenir SEC Colombia. Le 12 mars 1995 elle a été saisie à Bahia Kino par la police mexicaine, après la découverte de 1,5 tonne de coke à son bord. On remarquera sur la photo le contenu encore visible à travers les hublots non occultés et pas protégés. La Caravelle présentée comme « cargo » par la SEC n’avait rien d’un avion cargo !!! Le transport en vrac pouvait s’y avérer dangereux, font remarquer des internautes !

Pas si bête que ça, comme choix !

caravelle_F-BJTU_-2-29c65Un choix d’avion qui peut surprendre en effet. D’où venait l’intérêt des narcotrafiquants colombiens des années 80-90 pour la Caravelle française ? C’est le journal Libération qui nous l’explique ici : « Planeurs. Au milieu des années 90, les cartels sud-américains se sont pris d’une subite passion pour nos bonnes vieilles Caravelle. Avec leurs récurrents problèmes de pressurisation, elles étaient sur le point d’être radiées de l’espace aérien en Europe. Les compagnies qui en possédaient encore devaient s’en débarrasser au plus vite. Pour les narcotrafiquants, par contre, l’utilité de la Caravelle est double. D’abord, elle peut planer sur plusieurs centaines de kilomètres : moteur coupé, elle défie les contrôles radar. Ensuite, l’achat d’une Caravelle permet de blanchir un peu d’argent. De l’art de joindre l’utile à l’agréable. Entre 1993 et 1994, la plupart des Caravelle en activité ont ainsi pris le chemin de l’Amérique latine. Elles y ont connu un destin contrasté. Le 15 mars 1994, une Caravelle d’origine danoise explose lors d’un atterrissage à Bogota : à son bord, un stock de dynamite mal maîtrisé. Le 8 novembre 1995, une autre est retrouvée complètement détruite dans le désert californien, après avoir toutefois rempli sa mission : livrer 16 tonnes de cocaïne au cartel du golfe du Mexique ». Seize tonnes de coke !!! En réalité, c’est la moitié qui aurait été transporté, mais quand même, et la Caravelle de Bogota n’a pas explosé !

Les précurseurs du 727 malien 

Des Caravelle, et non des Falcon… qui auraient servi à transporter des quantités astronomiques de cocaïne. Les vraies précurseurs du Boeing du désert malien. On le sait, aujourd’hui, comme on a pu vous l’expliquer ici récemment. De retrouver autant d’années après une personne impliquée à l’époque dans ces reventes douteuses est sinon troublant, du moins très inquiétant. A près de trente ans d’intervalle, c’est une très mauvaise image qui resurgit, avec également l’apparition de plusieurs noms français comme têtes de réseau : la French Connection serait-elle de retour, ou pire, n’aurait-elle donc jamais cessé (il faut à nouveau y plonger pour tenter de comprendre ce qui se passe aujourd’hui) ? Les atermoiements d’ATT, les protections évidentes dont on bénéficié les acteurs de l’affaire de Tarkint, les ténors du barreau français déplacés pour les sortir de l’ornière sont très, très inquiétantes. Plus inquiétant encore, quand on apprend que l’un des principaux protagonistes, relâché par le pouvoir malien sur injonction présidentielle est libre comme l’air, et semble bel et bien recommencer ailleurs la même chose. Mais cela nous l’apprendrons dans les prochains épisodes de cette saga sans fin. On a tenté d’amalgamer à plusieurs reprises la guerre à la coke à celle contre le terrorisme, ou de faire un peu trop facilement des dealers touaregs des terroristes seuls : or une conclusion d’article sur la French Connection nous éclaire sur cet amalgame un peu vite fait : « malgré les coups portés, les policiers savent que la French Connection, ou ce qu’il en reste, demeure en sommeil. « La guerre contre la drogue est un peu comme la guerre contre le terrorisme », explique Walter Minnick, conseiller des affaires intérieures à la Maison Blanche en 1971. « Ce n’est pas une guerre qu’on peut gagner définitivement. Le but, c’est de contrôler le fléau. » Un fléau qui est de retour, à l’évidence.

GhostofMomo

(1) aux dernière nouvelles il devrait être vendu pour… pièces détachées !

(1) « On est jugé sur une histoire locale dominicaine de trafic de drogue international qui s’avère localement être un œuf clair, c’est à dire une histoire montée. Vous imaginez bien que lorsqu’on fait un coup de filet comme ça avec autant de drogue à la clef, c’est qu’en amont il doit y avoir un réseau énorme », explique Bruno Odos.

(2) Lire ici les trois documents fondamentaux : http://www.crethiplethi.com/wikileaks-president-of-mali-links-drug-trafficking-to-terrorism/usa/2010/ C’est dans le deuxième qu »apparaît l’ordre d’ATT de ne pas permettre d’accèder tout de suite à l’épave.

(3) disparu dès l’arrivée de l’armée française, il était réapparu le 29 juillet 2014, à la façon de Ben Laden, avec Kalachnikov et drapeau jihadiste derrière lui. On le soupçonnait alors dêtre réfugié en Algérie. La question de ses protections n’est toujours pas élucidée. J’avais alors parlé de « double jeu algérien ». Je ne m’étais donc pas trompé :

http://www.agoravox.fr/tribune-libre/article/mali-le-double-jeu-algerien-1-129361

http://www.agoravox.fr/tribune-libre/article/mali-le-double-jeu-algerien-2-129431

http://www.agoravox.fr/tribune-libre/article/mali-le-double-jeu-algerien-3-129411

http://www.agoravox.fr/tribune-libre/article/mali-le-double-jeu-algerien-4-129487

Le journal citoyen est une tribune.  Les opinions qu’on y retrouve sont propres à leurs auteurs.

http://www.centpapiers.com/coke-en-stock-cv-deux-air-cocaine/

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BELGIQUE (Douane): près de 500 kilos de cocaïne saisis dans le port d’Anvers

Par: rédaction
25/11/15 – 15h36  Source: Belga © rv.

La douane a saisi 484 kilos de cocaïne dans le port d’Anvers le 17 novembre dernier, a indiqué mercredi le parquet d’Anvers. La drogue était dissimulée dans des rouleaux de film plastique sur le porte-conteneurs MSC KIM, en provenance d’Equateur. La police judiciaire fédérale de la province d’Anvers a ouvert une enquête.

http://www.7sur7.be/7s7/fr/1502/Belgique/article/detail/2536457/2015/11/25/Pres-de-500-kilos-de-cocaine-saisis-dans-le-port-d-Anvers.dhtml

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